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Salute

Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l’Alzheimer

Recenti evidenze cliniche suggeriscono che la vaccinazione contro l'herpes zoster possa svolgere un ruolo determinante nel differire l'insorgenza della demenza nella popolazione geriatrica. Attraverso l'analisi di dati epidemiologici e l'impiego di modelli sperimentali avanzati, i ricercatori hanno osservato una riduzione significativa dell'incidenza di declino cognitivo nei soggetti sottoposti a immunizzazione. Tale fenomeno apre nuove prospettive circa l'influenza dei patogeni virali nella patogenesi delle malattie neurodegenerative

Denise Meloni 4 minuti fa Commenta! 7
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Un importante studio canadese ha rilevato che la vaccinazione contro l’herpes zoster, nota commercialmente come Zostavax, ha ridotto o ritardato le diagnosi di demenza di 2 punti percentuali in un arco di 5,5 anni. Tali benefici sono risultati notevolmente più evidenti nei soggetti di sesso femminile rispetto alle controparti maschili.

Contenuti di questo articolo
L’utilizzo di esperimenti naturali per valutare l’efficacia vaccinale contro l’herpes zosterIl ruolo dei microbi e dei virus neurotropi nella neurodegenerazioneInnovazione metodologica e abbattimento dei bias nella ricerca
Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l'alzheimer
Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l’alzheimer

L’utilizzo di esperimenti naturali per valutare l’efficacia vaccinale contro l’herpes zoster

Ogni tre secondi, una persona nel mondo sviluppa una forma di demenza. Le proiezioni indicano che la prevalenza di questa condizione aumenterà drasticamente, passando dai 78 milioni di casi nel 2020 a un valore stimato di 139 milioni entro il 2050. Questa rapida crescita ha reso la demenza una delle sfide di salute pubblica più pressanti dell’era moderna.

Il team di ricerca ha analizzato i dati di circa 230.000 pazienti anziani nati tra il 1930 e il 1960, residenti in Ontario e registrati presso medici di base. Lo studio ha adottato la metodologia dell’esperimento naturale, che ha permesso ai ricercatori di osservare gli effetti di un cambiamento nelle politiche sanitarie del 2016 senza manipolare variabili esterne.

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Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l'alzheimer
Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l’alzheimer

Offrendo gratuitamente il vaccino contro l’herpes zoster ai residenti che hanno compiuto 71 anni a partire dal 1° gennaio 2017, la normativa ha creato un gruppo di confronto ben definito. Coloro che avevano raggiunto la stessa età poco prima di tale data non hanno avuto accesso al vaccino sovvenzionato, fornendo così una base chiara per valutare i risultati cognitivi a lungo termine tra i due dati demografici.

I risultati hanno rivelato un calo percepibile nelle diagnosi di demenza tra la popolazione canadese idonea alla vaccinazione gratuita rispetto al gruppo non idoneo. Questa specifica riduzione dei nuovi casi è stata osservata esclusivamente tra gli individui nati nel 1945 e nel 1946, ovvero le coorti ammesse al programma di vaccinazione pubblica in Ontario. Significativamente, questa tendenza al ribasso dei tassi di demenza non è stata riscontrata in altre fasce d’età, né in altre province canadesi che non offrivano il vaccino gratuitamente. Questi esiti suggeriscono un potenziale legame tra la vaccinazione contro il virus varicella-zoster e il ritardo nell’esordio del declino cognitivo.

Il ruolo dei microbi e dei virus neurotropi nella neurodegenerazione

Esiste una teoria scientifica consolidata la quale suggerisce che i microrganismi svolgano un ruolo significativo nello sviluppo della demenza. In particolare, gli herpesvirus neurotropi sono divenuti oggetto di intense ricerche poiché colpiscono direttamente il sistema nervoso e mostrano una marcata tendenza a riattivarsi con l’avanzare dell’età. Alcuni studi hanno evidenziato come tali virus possano indurre il cervello a produrre accumuli di proteine anomale, note come beta-amiloide e tau, che rappresentano i principali marcatori biologici del morbo di Alzheimer.

Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l'alzheimer
Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l’alzheimer

Attualmente, il vaccino contro l’herpes zoster rappresenta l’unico presidio clinico disponibile che mira specificamente a un virus appartenente alla famiglia degli herpesvirus neurotropi. Nonostante diverse indagini preliminari abbiano ipotizzato un’associazione tra questa vaccinazione e una riduzione del rischio di demenza, i dati raccolti finora non hanno permesso di giungere a conclusioni definitive. La maggior parte della letteratura scientifica prodotta sul tema si basa su studi di tipo osservazionale che confrontano individui vaccinati e non vaccinati, esponendo i risultati a potenziali distorsioni metodologiche.

Una parte della comunità scientifica invita alla cautela nell’interpretazione di questi dati, sottolineando come la riduzione del rischio osservata potrebbe essere influenzata da variabili esterne. È stato ipotizzato che i soggetti che scelgono proattivamente di sottoporsi alla vaccinazione tendano generalmente ad adottare stili di vita più salutari rispetto a chi non lo fa. Di conseguenza, il minor tasso di demenza riscontrato in tali individui potrebbe essere parzialmente attribuibile a abitudini di vita generali piuttosto che all’azione diretta del vaccino stesso sul declino cognitivo.

Innovazione metodologica e abbattimento dei bias nella ricerca

Questo recente studio ha introdotto un approccio metodologico innovativo sfruttando un esperimento naturale fondato su criteri di ammissibilità legati a una data di nascita arbitraria. Tale strategia ha permesso di confrontare individui nati a poche settimane di distanza e caratterizzati da profili socio-sanitari analoghi, riducendo drasticamente le potenziali distorsioni derivanti dalla scelta soggettiva di vaccinarsi o dalle diverse possibilità di accesso alle cure.

Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l'alzheimer
Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l’alzheimer

Un ulteriore elemento di rigore scientifico è stato garantito dalla raccolta dei dati, effettuata direttamente tramite i medici di base invece di basarsi esclusivamente sulle richieste di rimborso assicurativo; questa scelta ha fornito una visione olistica e dettagliata della salute dei pazienti su un arco temporale più esteso.

Le evidenze emerse indicano che gli anziani idonei alla vaccinazione gratuita contro l’herpes zoster presentavano una probabilità inferiore di ricevere una diagnosi di demenza nei successivi 5,5 anni. Nello specifico, il rischio è risultato inferiore di 2 punti percentuali, con un conseguente aumento degli anni vissuti in salute e privi di declino cognitivo. Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda la marcata differenza di genere: l’effetto protettivo è risultato statisticamente significativo per le donne, con un valore p di 0,029, mentre non ha raggiunto la significatività nel campione maschile, che ha registrato un valore p di 0,52.

Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l'alzheimer
Herpes zoster: la profilassi vaccinale apre nuove frontiere contro l’alzheimer

Il team di ricerca sottolinea come questo esperimento naturale offra prove molto più solide circa l’esistenza di una relazione causale rispetto alle tradizionali analisi osservazionali. I risultati suggeriscono che la vaccinazione possa giocare un ruolo attivo nella prevenzione neurodegenerativa, andando oltre la semplice correlazione statistica. Di conseguenza, lo sviluppo di ulteriori studi volti a esplorare questa dinamica sarà fondamentale per orientare le future politiche di vaccinazione pubblica dedicate alla popolazione anziana, ottimizzando le strategie di prevenzione su larga scala.

Lo studio è stato pubblicato sul The Lancet Neurology.

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