Una storia che sembra uscita da un romanzo techno-thriller, ma arriva da fonti governative. Un ricercatore norvegese avrebbe costruito un dispositivo a impulsi di microonde ispirato al misterioso “Havana Syndrome”. Poi, convinto che fosse innocuo, lo ha puntato contro se stesso. Il risultato? Sintomi neurologici gravi e un caso che riaccende un dibattito mai davvero chiuso.
Secondo un’inchiesta del The Washington Post, lo scienziato rimasto anonimo stava lavorando in segreto a un’arma a energia pulsata capace di emettere forti impulsi di microonde. L’obiettivo era replicare, o almeno testare, l’ipotesi di un’arma simile a quella che sarebbe dietro i presunti episodi di Havana Syndrome.
Cos’è l’Havana Syndrome?
Il termine nasce nel 2016, quando membri delle ambasciate statunitensi e canadesi a L’Avana, Cuba, denunciarono sintomi strani e improvvisi: mal di testa, vertigini, perdita di equilibrio, nausea, confusione mentale.
La comunità scientifica preferisce parlare di Anomalous Health Incidents perché non esiste una definizione clinica precisa. I sintomi riportati includono:
- Dolore alla testa o alle orecchie
- Insonnia
- Nebbia mentale
- Disorientamento
- Disturbi dell’equilibrio
- Stress emotivo
Per anni si è ipotizzato un attacco con armi a energia diretta. Ma nel 2023 cinque agenzie di intelligence statunitensi hanno concluso che fosse “altamente improbabile” un attacco deliberato con dispositivi a energia diretta.
Il caso sembrava chiuso.
Non lo era.

Il test che nessuno avrebbe dovuto fare
Nel 2024, dopo aver costruito un prototipo funzionante, lo scienziato norvegese avrebbe iniziato a dubitare della reale capacità dannosa del dispositivo.
La soluzione scelta è stata estrema: testarlo su sé stesso per dimostrare che fosse innocuo.
Secondo quattro fonti informate citate dal Washington Post, l’effetto è stato opposto alle sue aspettative. Il dispositivo avrebbe causato sintomi neurologici compatibili con quelli associati all’Havana Syndrome.
Il cervello dell’uomo sarebbe stato compromesso da impulsi di microonde ad alta intensità, con conseguenze serie sul piano neurologico.
Non un semplice mal di testa. Un evento medico significativo.
Microonde e cervello: cosa dice la scienza
Le microonde sono radiazioni elettromagnetiche. Le conosciamo soprattutto per l’uso domestico nel forno a microonde. A basse intensità, non sono considerate dannose.
Ma a livelli elevati e pulsati, l’energia elettromagnetica può interagire con i tessuti biologici.
Il punto controverso riguarda l’effetto non termico: non il riscaldamento diretto, ma l’eventuale interferenza con l’attività neuronale. È un campo di ricerca complesso e non conclusivo.
La scienza non ha una prova definitiva che armi a microonde possano causare il quadro clinico attribuito all’Havana Syndrome. Ma il caso norvegese riaccende il sospetto che impulsi energetici intensi possano produrre danni neurologici.
CIA, Dipartimento di Stato e otto cifre
L’episodio non è rimasto confinato ai laboratori.
Secondo il Washington Post, l’incidente ha attirato l’attenzione della CIA e del Dipartimento di Stato americano. Questo si inserisce in un contesto più ampio: nel 2024 il Dipartimento per la Sicurezza Interna avrebbe tentato di acquistare un’arma a radiofrequenza pulsata per una cifra a otto zeri.
Il tema delle armi a energia diretta non è fantascienza. È ricerca concreta, con investimenti reali.
Ma un punto resta chiaro: la produzione di un’arma simile in Norvegia, paese alleato degli Stati Uniti, non dimostra che potenze straniere stiano colpendo diplomatici con dispositivi invisibili.
Anzi, alcune fonti governative hanno sottolineato che i sintomi del ricercatore non combacerebbero perfettamente con i casi “classici” dell’Havana Syndrome.
Leggenda geopolitica o rischio reale?

L’Havana Syndrome è diventata negli anni una narrazione geopolitica potente. Per alcuni è un attacco segreto con armi avanzate. Per altri è un fenomeno psicologico collettivo amplificato da stress e contesto.
Il caso norvegese complica il quadro.
Se un dispositivo sperimentale è stato in grado di indurre sintomi neurologici, allora la possibilità tecnica non può essere scartata del tutto. Ma dimostrare causalità e uso sistematico sono due cose molto diverse.
La scienza richiede prove riproducibili. La geopolitica vive di sospetti.
Quando lo scetticismo diventa pericoloso
C’è un elemento quasi ironico in questa storia. Uno scienziato scettico, deciso a dimostrare l’innocuità di una tecnologia, finisce per subirne gli effetti.
Il metodo scientifico prevede test, controllo, revisione tra pari. Non l’autosperimentazione impulsiva su un dispositivo potenzialmente pericoloso.
La vicenda norvegese non dimostra che esista un’arma segreta in circolazione. Ma mostra che l’energia pulsata ad alta intensità può produrre conseguenze biologiche serie.
La questione ora non è solo politica. È medica.
E rimane aperta.
L’Havana Syndrome continua a oscillare tra mito e realtà. Ma ogni nuovo episodio riporta il dibattito al centro: le armi a energia diretta sono solo teorie o rappresentano una frontiera già raggiunta?
Il confine tra leggenda e laboratorio, a volte, è più sottile di quanto sembri.
Secondo te l’Havana Syndrome è mito o minaccia reale? Scrivicelo nei commenti e seguici su Instagram per altre storie tra scienza, tecnologia e geopolitica.