Un episodio rimasto sotto traccia per mesi sta ora facendo tremare una delle più grandi aziende tecnologiche del mondo. Un agente dell’ICE, l’agenzia statunitense per l’immigrazione, ha tentato di entrare senza preavviso in un edificio di Google a Cambridge, nel Massachusetts. L’accesso è stato negato. Ma l’effetto all’interno dell’azienda è stato tutt’altro che contenuto.
La vicenda, avvenuta nell’autunno del 2025, emerge ora grazie a una nuova inchiesta di Wired, e arriva in un momento di fortissima tensione tra lavoratori del settore tech, governo federale e forze dell’ordine.
Un agente alla reception senza mandato

Secondo quanto riferito internamente dal responsabile della sicurezza di Google, un ufficiale dell’Immigration and Customs Enforcement si sarebbe presentato alla reception senza alcun preavviso, cercando di ottenere accesso agli uffici.
Il tentativo non è andato a buon fine. L’agente non aveva un mandato ed è stato fermato all’ingresso, per poi andarsene poco dopo. Formalmente, tutto si è concluso lì.
Ma per molti dipendenti, quello è stato un punto di rottura.
Un clima già teso dopo l’uccisione di Alex Pretti
L’episodio è emerso nel contesto di una crescente paura tra i lavoratori, alimentata dall’uccisione di Alex Pretti, un infermiere di Minneapolis, colpito e ucciso da sei agenti ICE durante un intervento ripreso in video.
Il caso ha scosso profondamente l’opinione pubblica e il settore tecnologico, dove molti dipendenti temono che la violenza delle operazioni federali possa estendersi anche agli ambienti di lavoro.
Secondo Wired, proprio dopo quell’episodio alcuni dipendenti Google hanno chiesto spiegazioni dirette al management su quali misure fossero state adottate per proteggerli fisicamente.
Il silenzio dei vertici Google
Su questo punto emerge una frattura interna. La leadership centrale di Google e della sua controllante Alphabet avrebbe mantenuto un profilo estremamente basso.
Né Sundar Pichai, né Demis Hassabis avrebbero preso posizione pubblica sull’uccisione di Pretti o sull’episodio di Cambridge. Google, contattata da Wired, non ha rilasciato commenti ufficiali.
Un silenzio che pesa, soprattutto se confrontato con la reazione di altri dirigenti interni.
La presa di posizione di Jeff Dean

A rompere la linea della cautela è stato Jeff Dean, che ha condannato apertamente l’operato dell’ICE.
In risposta al video dell’uccisione di Pretti, Dean ha parlato di un atto “assolutamente vergognoso”, accusando gli agenti federali di aver escalato inutilmente la situazione fino a uccidere un cittadino disarmato, colpevole solo di usare il cellulare per riprendere quanto stava accadendo.
Una presa di posizione netta, rara per un dirigente di quel livello, che ha reso ancora più evidente la distanza tra la base aziendale e i vertici.
Cresce la protesta nel settore tech
Il caso Google si inserisce in un movimento più ampio. Negli Stati Uniti, oltre 800 lavoratori del settore tecnologico hanno firmato una lettera aperta chiedendo alle proprie aziende di tagliare ogni legame con l’ICE.
Tra i firmatari, almeno un centinaio fanno riferimento diretto a Google o alla sua casa madre Alphabet. Le richieste non sono solo simboliche. Molti chiedono l’interruzione di contratti, collaborazioni tecnologiche e forniture di servizi all’agenzia federale.
Nel frattempo, le proteste anti-ICE stanno aumentando in diverse città americane, rendendo sempre più difficile per i grandi colossi tecnologici mantenere una posizione neutrale.
Sicurezza o principio morale
La situazione mette Google e aziende simili davanti a un bivio scomodo. Da un lato, la necessità di garantire la sicurezza fisica dei dipendenti. Dall’altro, il peso etico delle collaborazioni con un’agenzia accusata di violenze sistemiche.
Per molti lavoratori, il tentativo di ingresso a Cambridge è stato un segnale chiaro: la distanza tra ufficio e conflitto istituzionale non è più così netta.
Un precedente che lascia il segno

Anche se l’agente ICE non è entrato, il messaggio è passato. Un edificio aziendale non è necessariamente uno spazio neutro. E quando la fiducia nella protezione istituzionale vacilla, il silenzio dei vertici rischia di amplificare la paura invece di placarla.
Nel settore tech, dove la mobilità del lavoro è alta e la sensibilità politica crescente, questi episodi possono avere conseguenze profonde e durature.
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