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NotiziaSalute

Glicemia senza punture: la luce diventa un nuovo strumento per misurare il glucosio

La spettroscopia Raman apre la strada ai sensori non invasivi

Redazione 2 mesi fa Commenta! 6
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Misurare la glicemia senza pungersi non è più solo un obiettivo della ricerca. Un gruppo del Massachusetts Institute of Technology ha sviluppato un sistema ottico capace di rilevare il glucosio direttamente sulla pelle, in pochi secondi e senza sensori sottocutanei. È un passo importante verso dispositivi portatili e indossabili pensati per chi convive con il diabete.

Contenuti di questo articolo
Come funziona il metodo sviluppato al MITIl prototipo funziona già nei primi test cliniciDal formato stampante allo smartphoneObiettivo finale: un sensore da polsoPerché la spettroscopia Raman è una strada interessanteVerso nuovi dispositivi indossabili per il diabeteCosa aspettarsi nei prossimi anniAllargamento dello studio clinicoOttimizzazione del prototipo smartphoneSviluppo della versione indossabileUna tecnologia promettente, ma da validare con dati più ampi

Come funziona il metodo sviluppato al MIT

Diabete borderline

Il nuovo approccio si basa sulla spettroscopia Raman, una tecnica che identifica le molecole presenti in un tessuto analizzando il segnale di ritorno prodotto da un raggio di luce nel vicino infrarosso. I ricercatori hanno scelto di concentrare l’analisi su tre bande spettrali specifiche, selezionate perché correlate alla presenza del glucosio.

Questa scelta riduce la complessità del segnale e permette al sistema di funzionare in modo rapido ed economico. Il risultato è una lettura della glicemia in circa 30 secondi, senza bisogno di inserire aghi o sensori sotto la pelle.

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Il prototipo funziona già nei primi test clinici

La tecnologia è stata valutata in un test clinico iniziale su un volontario sano presso il Center for Clinical Translation Research del MIT. Il dispositivo ha rilevato la glicemia con un livello di accuratezza paragonabile a due sistemi invasivi già disponibili in commercio.

Per una fase di sviluppo così precoce, è un risultato significativo. La stabilità della misura e la ripetibilità delle analisi indicano che la tecnica è già abbastanza matura per passare a studi più ampi.

Dal formato stampante allo smartphone

La versione attuale del sensore è grande quanto una stampante da tavolo, dimensioni utili per la fase sperimentale ma lontane dalle esigenze quotidiane delle persone diabetiche. Il team ha però già realizzato un prototipo delle dimensioni di uno smartphone, con lo stesso principio ottico ma in un alloggiamento molto più compatto.

Questo prototipo è in fase di test su volontari sani e prediabetici. L’obiettivo è raccogliere dati in situazioni quotidiane, non solo in ambiente controllato. Per l’anno prossimo è previsto uno studio clinico più ampio, condotto in collaborazione con un ospedale locale e rivolto a un gruppo di partecipanti con diabete.

Obiettivo finale: un sensore da polso

App mobile "t:connect", lipidi fahfa

Il gruppo di ricerca sta lavorando anche a una versione del dispositivo grande come un orologio, pensata come soluzione indossabile per il monitoraggio continuo. La sfida principale riguarda la capacità di ottenere letture affidabili attraverso diverse tonalità di pelle, un fattore che influenza l’assorbimento della luce.

Superare questo punto richiede sia miglioramenti hardware, sia modelli matematici più robusti in grado di compensare le differenze individuali. Una volta risolto questo aspetto, il dispositivo potrebbe trasformarsi in un sistema di monitoraggio semplice da utilizzare ogni giorno.

Perché la spettroscopia Raman è una strada interessante

Il monitoraggio non invasivo della glicemia è un traguardo inseguito da decenni. Molti approcci si sono rivelati poco affidabili o influenzati da condizioni esterne. La spettroscopia Raman, invece, ha una caratteristica chiave: fornisce un segnale direttamente legato alla struttura molecolare del glucosio.

Analizzando bande specifiche del segnale, il sistema del MIT evita interferenze prodotte da altri componenti della pelle. Questo permette letture più stabili rispetto ad approcci che misurano proprietà generiche come la resistenza elettrica o l’assorbimento della luce.

Verso nuovi dispositivi indossabili per il diabete

L’innovazione arriva in un settore in cui molti utenti chiedono soluzioni meno invasive. I sensori attuali hanno raggiunto un buon livello di precisione, ma richiedono ancora applicazioni sottocutanee o cerotti dedicati. Un sistema ottico che non entra mai nel corpo potrebbe ridurre costi, fastidi e problemi di manutenzione.

Se gli studi clinici confermeranno i dati raccolti finora, questa tecnologia potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di strumenti per il monitoraggio della glicemia, pensati per essere portati in tasca o al polso senza cambiare abitudini.

Cosa aspettarsi nei prossimi anni

La tecnologia non è ancora pronta per il mercato, ma i progressi sono rapidi. I prossimi passi prevedono:

Allargamento dello studio clinico

  • Un numero maggiore di partecipanti permetterà di valutare la precisione del sistema in situazioni reali.

Ottimizzazione del prototipo smartphone

  • Il team punta a ridurre consumi energetici, tempi di analisi e variabilità del segnale.

Sviluppo della versione indossabile

  • Il formato orologio rappresenta la fase più avanzata del progetto e richiederà ulteriori verifiche prima della diffusione.

Una tecnologia promettente, ma da validare con dati più ampi

La possibilità di misurare la glicemia senza aghi è un traguardo atteso da milioni di persone. Il metodo sviluppato al MIT mostra un buon potenziale, con risultati che meritano attenzione. Allo stesso tempo, il passaggio da prototipo a dispositivo certificato richiede studi ampi, ripetuti e condotti su persone con condizioni diverse.

Il percorso sarà graduale, ma i progressi registrati indicano che un monitoraggio della glicemia a fior di pelle potrebbe diventare una realtà concreta nei prossimi anni.

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