Un disco di ghiaccio che si muove da solo, senza vento né spinta esterna, ma solo grazie allo scioglimento. Non è fantascienza: un team della Virginia Tech ha dimostrato come il ghiaccio, sciogliendosi su una superficie ingegnerizzata, possa letteralmente “slingshottarsi” in avanti, sfruttando la fisica del meltwater e un effetto simile al Leidenfrost.
Dal Leidenfrost al ghiaccio in movimento
Il Leidenfrost effect è quella dimostrazione da laboratorio in cui una goccia d’acqua danza su una piastra rovente, sospesa dal proprio vapore. Nel 2022, il gruppo di Jonathan Boreyko aveva già portato questo esperimento all’estremo, usando non più gocce ma dischi di ghiaccio. Il risultato? Un triplo passaggio di fase – ghiaccio, acqua e vapore – che permetteva al disco di muoversi.
Oggi, la novità è un’altra: non serve più una superficie incandescente. Basta una temperatura appena sopra lo zero, più un pattern geometrico inciso sul materiale.
Il segreto: canali a spina di pesce
I ricercatori hanno inciso superfici con una rete di canali a forma di “herringbone” (spina di pesce), pensati per guidare il flusso dell’acqua di fusione. All’inizio il ghiaccio si limita a sciogliersi, formando un anello di acqua attorno al disco. Poi, i canali dirigono quel flusso e, come un binario invisibile, il ghiaccio comincia a muoversi nella stessa direzione.
Più idrofila è la superficie, più l’acqua scorre velocemente nei canali e più evidente è l’effetto. Ma il colpo di scena arriva quando la superficie viene rivestita con un coating idrorepellente.
Il momento “slingshot”
Su un alluminio trattato con nano-strutture idrofobiche, il disco inizialmente resta bloccato. L’acqua di fusione si accumula da un lato e crea una differenza di pressione. Quando il divario diventa sufficiente, il disco si stacca di colpo e parte a tutta velocità, come lanciato da una fionda invisibile.
È lo stesso principio che in natura spinge i famosi massi erranti della Racetrack Playa, in Death Valley. Solo che qui non servono né ghiaccio su larga scala né vento: la forza nasce direttamente dalla tensione superficiale del meltwater.
A cosa serve il ghiaccio che si muove da solo?
Oltre al fascino fisico dell’esperimento, le applicazioni pratiche non mancano:
- De-icing intelligente: superfici che si liberano dal ghiaccio con un minimo riscaldamento.
- Harvesting energetico: raccogliere energia dal movimento spontaneo del ghiaccio.
- Trasporto di oggetti: sfruttare la tensione superficiale per muovere materiali senza motori.
Secondo Boreyko, “ogni volta che c’è più liquido davanti a un oggetto rispetto al retro, nasce una forza di superficie che può essere enorme”.
In altre parole, il ghiaccio che si muove da solo non è solo una curiosità da laboratorio, ma una nuova chiave per capire e sfruttare le interazioni fra solido, liquido e superficie.
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