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Dalla geologia ai satelliti: cosa sappiamo sulla frana di Niscemi e perché il rischio resta altissimo

La frana di Niscemi non è improvvisa: ecco perché il terreno continua a muoversi

Redazione 16 secondi fa Commenta! 6
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La frana di Niscemi non è un evento improvviso né un fenomeno recente. È un processo antico, attivo da almeno tre secoli, che oggi sta mostrando tutta la sua forza e la sua complessità. Un fronte lungo circa cinque chilometri, volumi enormi di materiale in movimento e un centro abitato che, negli anni, si è avvicinato sempre di più a una zona strutturalmente instabile.

Contenuti di questo articolo
Una frana “composita”, lenta in profondità e rapida in superficieIl ruolo decisivo dell’acqua nel sottosuoloDimensioni fuori scala: una delle frane più grandi in ItaliaPerché oggi i satelliti sono lo strumento principaleCosa mostrano i dati satellitariGli strumenti tradizionali dimenticati dal 2007Il vero nodo: la prevenzione mancata

Il destino di molte abitazioni dipende da un equilibrio fragile, che può rompersi per variazioni minime delle condizioni ambientali. Capire come funziona questa frana e come viene monitorata è fondamentale per valutare cosa può accadere nei prossimi mesi.

Una frana “composita”, lenta in profondità e rapida in superficie

Niscemi

Secondo Angelo Amoruso, ordinario di Ingegneria strutturale e geotecnica alla Sapienza Università di Roma, la frana di Niscemi è governata da due modalità di movimento distinte.

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In profondità domina lo scorrimento planare, un meccanismo che avviene lungo il contatto tra strati di sabbia e argilla. È qui che il materiale scivola lentamente verso valle, rompendo l’argilla e generando instabilità strutturale. Lo stesso meccanismo è stato responsabile delle frane storiche documentate nel 1790 e nel 1997.

In superficie, invece, il comportamento è diverso. La scarpata superiore è soggetta a crolli continui e rapidi, con meccanismi locali che si formano e si evolvono senza sosta. È proprio questa parte a rappresentare il pericolo più diretto per le abitazioni.

Il ruolo decisivo dell’acqua nel sottosuolo

Uno dei fattori chiave che riattiva periodicamente la frana è il cambiamento delle condizioni idrauliche. L’acqua nel sottosuolo esercita una pressione che riduce la resistenza dei materiali, fino a provocare una rottura.

Quando questo accade, lo strato di argilla scivola, lasciando a monte una scarpata instabile. Il problema è che oggi molte abitazioni si trovano molto più vicine al coronamento rispetto al passato. Edifici che nel 1997 erano considerati relativamente sicuri ora si trovano in una zona critica.

Secondo Amoruso, basta una variazione minima dell’umidità per compromettere la stabilità dello strato sabbioso che, al momento, mantiene una posizione solo temporanea.

Dimensioni fuori scala: una delle frane più grandi in Italia

Niscemi

Dal punto di vista volumetrico, la frana di Niscemi è un caso estremo. Monica Papini, ordinaria di Geologia Applicata al Politecnico di Milano e presidente dell’Associazione italiana di Geologia applicata, stima un volume di circa 350 milioni di metri cubi.

Per avere un termine di paragone, una frana viene definita “estremamente grande” già oltre i 10 milioni di metri cubi. Questo dato da solo spiega perché il monitoraggio tradizionale non sia sufficiente.

Perché oggi i satelliti sono lo strumento principale

In frane di queste dimensioni, i satelliti rappresentano lo strumento più efficace. A differenza dei radar a terra, che forniscono misure puntuali, le osservazioni satellitari permettono di monitorare l’intero centro abitato nel tempo, rilevando spostamenti anche millimetrici.

Su richiesta della Protezione Civile sono stati attivati diversi sistemi di osservazione:

  • Cosmo-SkyMed, la costellazione radar italiana dell’Agenzia Spaziale Italiana e del Ministero della Difesa
  • La costellazione argentina SAOCOM
  • I satelliti Sentinel-1 del programma Copernicus di Agenzia Spaziale Europea e Commissione Europea

I radar satellitari funzionano anche di notte e attraverso le nubi, offrendo una visione continua e affidabile.

Cosa mostrano i dati satellitari

Niscemi

Secondo Silvia Natalucci, direttore di missione per Cosmo-SkyMed, sono già state fornite circa 400 immagini, raccolte dal 2010 a oggi. Le più recenti risalgono al 23 gennaio e altre verranno acquisite nei prossimi giorni.

Ogni immagine copre un’area di 40×40 chilometri, con una risoluzione di 3 metri, e consente di ricostruire nel tempo l’abbassamento del suolo e le deformazioni progressive. Il sistema MapItaly garantisce un passaggio ogni 16 giorni, rendendo possibile un’analisi dinamica del fenomeno.

I dati vengono inviati al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, centro di competenza indicato dalla Protezione Civile per le analisi.

Gli strumenti tradizionali dimenticati dal 2007

Accanto ai satelliti, esistono strumenti classici come inclinometri, piezometri e distometri, molti dei quali erano presenti a Niscemi ma non vengono utilizzati dal 2007.

  • Gli inclinometri permettono di intercettare superfici in movimento nel sottosuolo
  • I piezometri misurano il livello delle falde e le variazioni di pressione
  • I distometri segnalano fratture e deformazioni

Secondo Papini, un monitoraggio continuo con questi strumenti avrebbe potuto fornire informazioni aggiuntive, anche se le frane spesso si muovono a scatti e senza segnali evidenti.

Il vero nodo: la prevenzione mancata

Il punto più critico non è tecnologico, ma umano. La geologa parla apertamente di sottovalutazione del rischio legata a un’espansione urbanistica non controllata. In Italia esiste una forte cultura dell’emergenza, ma una prevenzione strutturale ancora insufficiente.

La frana di Niscemi è il risultato di processi naturali lenti, ma anche di scelte fatte nel tempo. Oggi i satelliti possono osservare ogni movimento del terreno, ma non possono fermarlo. Quella decisione spetta alle persone, molto prima che l’emergenza diventi inevitabile.

Hai letto fino a qui: la situazione di Niscemi ti preoccupa o ti sorprende? Lascia un commento con la tua opinione e seguici su Instagram per restare aggiornato su scienza, territorio e attualità.

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