Non fanno rumore come un uragano e non crollano come un ghiacciaio. Eppure si stanno muovendo. Le foreste boreali, il più grande bioma terrestre del pianeta, stanno avanzando verso nord. Non è un’ipotesi: lo dicono 36 anni di immagini satellitari analizzate dagli scienziati.
Secondo uno studio pubblicato su Biogeosciences, un team internazionale con ricercatori del NASA Goddard Space Flight Center ha esaminato i dati dei satelliti Landsat dal 1985 al 2020. Il risultato è chiaro: le foreste boreali non solo sono cresciute del 12%, ma si sono spostate verso nord di 0,29 gradi di latitudine media.
Un cambiamento lento. Costante. Profondo.
Cosa sono le foreste boreali e perché contano
Le foreste boreali si estendono tra Nord America, Europa e Asia settentrionale. Sono dominate da conifere come pini, abeti e larici. Rappresentano il più grande ecosistema forestale continuo del pianeta.
Ma il loro ruolo non è solo geografico.
Sono uno dei più grandi serbatoi terrestri di carbonio. In altre parole, assorbono e immagazzinano anidride carbonica dall’atmosfera. In un mondo che lotta contro l’aumento dei gas serra, questo le rende strategiche.
Il problema è che si stanno riscaldando più velocemente di qualsiasi altro tipo di foresta.
I dati satellitari non lasciano spazio a dubbi

Gli scienziati hanno creato una mappa dettagliata della copertura arborea con una risoluzione di circa 30 metri. In 36 anni, hanno osservato due fenomeni paralleli:
- Espansione della copertura forestale del 12%
- Spostamento verso nord della fascia boreale
Gli autori dello studio scrivono che questi risultati confermano l’avanzata settentrionale della foresta boreale e sottolineano la sua crescente importanza nel bilancio globale del carbonio.
In termini numerici, la crescita di giovani alberi boreali potrebbe consentire un assorbimento stimato tra 1,1 e 5,9 gigatonnellate di carbonio.
Per dare un riferimento: tutti gli alberi del pianeta immagazzinano circa 861 gigatonnellate di carbonio.
Il contributo non è marginale.
Più alberi significa meno problema climatico?

Qui la questione si complica.
Da un lato, più alberi giovani significano maggiore capacità di assorbimento di CO₂. Le foreste giovani tendono a crescere rapidamente e accumulare carbonio con velocità superiore rispetto a quelle mature.
Dall’altro lato, il cambiamento climatico non è un processo lineare.
Temperature più alte e inverni più brevi stanno aumentando la frequenza di:
- Incendi su larga scala, specialmente in Canada occidentale
- Epidemie di insetti distruttivi come il bostrico del pino
- Siccità prolungate
- Stress idrico del suolo
In alcune regioni, questi fattori stanno causando perdite massicce di copertura forestale.
Il sistema è dinamico. Crescita e perdita avvengono contemporaneamente.
Il rischio di un equilibrio instabile

Gli autori dello studio sottolineano che le tendenze globali mascherano una forte variabilità geografica e temporale. In alcune aree la foresta si espande. In altre arretra.
Non esiste un’unica narrativa.
Se le foreste continuano a espandersi verso nord, potrebbero compensare parte delle emissioni. Ma se incendi e infestazioni accelerano, il bilancio potrebbe ribaltarsi.
Una foresta che brucia non è solo una perdita ecologica. È una doppia emissione: si perde capacità di assorbimento e si rilascia carbonio accumulato.
Il feedback climatico
Nel linguaggio scientifico si parla di “feedback climatico”. È un meccanismo di retroazione: un cambiamento iniziale produce effetti che amplificano o attenuano il fenomeno.
Se le foreste boreali crescono e assorbono più carbonio, il feedback è potenzialmente mitigante.
Se invece la perdita supera la crescita, il sistema diventa amplificante.
La direzione non è ancora definitiva.
Oltre i satelliti

Gli scienziati avvertono che le immagini satellitari raccontano solo una parte della storia. Per comprendere pienamente le dinamiche delle foreste boreali servono:
- Misurazioni sul campo
- Analisi della struttura delle chiome
- Studio delle specie e del loro turnover
- Monitoraggio dei tassi di mortalità
Solo integrando dati spaziali e osservazioni dirette si può costruire un quadro completo.
E soprattutto, servono decisioni politiche coerenti.
Un pianeta che si sposta
Il cambiamento non è solo termico. È geografico.
Le foreste stanno migrando. Le linee climatiche si stanno spostando. Gli ecosistemi si riorganizzano.
Non è una trasformazione improvvisa. È una pressione costante.
Il paradosso è evidente: le foreste boreali possono diventare un alleato nella lotta al cambiamento climatico, ma sono anche tra le più vulnerabili ai suoi effetti.
Il futuro dipenderà dall’equilibrio tra crescita e distruzione.
Le immagini satellitari mostrano che il pianeta non è statico. Si muove.
La domanda ora è se riusciremo a muoverci con la stessa velocità nelle scelte che contano.
Pensi che le foreste possano compensare il cambiamento climatico o il rischio resta troppo alto? Scrivicelo nei commenti e seguici su Instagram per altri aggiornamenti su clima e scienza.