Gli astronomi hanno compiuto un passo concreto nella ricerca di vita extraterrestre: da oltre 6.000 esopianeti conosciuti, una nuova analisi ha ristretto il campo a meno di 50 mondi rocciosi potenzialmente abitabili.

Lo studio, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, identifica 45 pianeti situati nella cosiddetta “zona abitabile”, ovvero quella regione attorno a una stella in cui le condizioni potrebbero permettere la presenza di acqua liquida.
Zona abitabile: il criterio chiave
Il concetto è semplice ma potente: non troppo caldo, non troppo freddo.
Un pianeta nella zona abitabile riceve una quantità di energia tale da poter mantenere acqua allo stato liquido sulla superficie. E, almeno per come la intendiamo oggi, l’acqua è il prerequisito fondamentale per la vita.

Il team guidato dalla professoressa Lisa Kaltenegger del Carl Sagan Institute (Cornell University) ha combinato i dati della missione Gaia dell’ESA con quelli del NASA Exoplanet Archive per costruire un catalogo mirato di candidati.
Non solo posizione: lo studio evidenzia anche pianeti che ricevono una quantità di radiazione stellare simile a quella terrestre, un parametro cruciale per valutare la stabilità climatica.
45 pianeti rocciosi: i target principali
Il risultato è una lista di 45 esopianeti rocciosi considerati i migliori candidati per ospitare vita.
A questi si aggiungono altri 24 pianeti inclusi in una versione più restrittiva della zona abitabile, basata su limiti più severi riguardo alla tolleranza termica.
Tra i nomi più noti troviamo:
- Proxima Centauri b
- TRAPPIST-1 f
- Kepler-186 f

Accanto a questi, emergono anche candidati meno conosciuti ma promettenti, come TOI-715 b.
Particolarmente interessante è il sistema TRAPPIST-1, con quattro pianeti (d, e, f, g) situati a circa 40 anni luce dalla Terra. Anche LHS 1140 b, a 48 anni luce, rientra tra i target prioritari.
Tuttavia, la presenza di acqua liquida non dipende solo dalla distanza dalla stella: serve anche un’atmosfera stabile, capace di trattenere il calore.
Energia “tipo Terra” e pianeti vicini
Alcuni pianeti ricevono livelli di energia molto simili a quelli che la Terra riceve dal Sole.
Tra questi:
- TRAPPIST-1 e
- TOI-715 b
- Kepler-442 b
- Kepler-1652 b
- Kepler-1544 b
A questi si affiancano pianeti rilevati tramite il metodo della velocità radiale, come:
- Proxima Centauri b
- GJ 1002 b
- Wolf 1069 b
Questi mondi rappresentano i candidati più immediati per osservazioni approfondite.
Testare i limiti dell’abitabilità
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda i pianeti con orbite ellittiche.
In questi casi, la quantità di energia ricevuta varia nel tempo. Questo permette di testare una domanda fondamentale: un pianeta deve restare sempre nella zona abitabile o può entrarvi e uscirne mantenendo comunque condizioni favorevoli?

Pianeti come:
- K2-239 d
- TOI-700 e
- K2-3 d
aiutano a studiare il limite interno (più caldo), mentre:
- TRAPPIST-1 g
- Kepler-441 b
forniscono dati sul limite esterno (più freddo).
In pratica, si sta cercando di capire dove finisce davvero la possibilità della vita.
Sistema Solare come benchmark
Per interpretare questi dati, gli scienziati usano un riferimento diretto: il nostro Sistema Solare.
- Terra → abitabile
- Venere → troppo caldo
- Marte → troppo freddo
Questo confronto permette di identificare esopianeti che ricevono quantità di energia comprese tra quelle di Venere e Marte, un range considerato promettente.
Un altro parametro chiave è l’eccentricità orbitale: quanto può essere “instabile” un’orbita prima che un pianeta perda acqua e condizioni favorevoli?
Il ruolo dei telescopi: JWST e oltre
La lista dei 45 pianeti non è solo teorica: serve come guida operativa per le osservazioni.
Strumenti coinvolti:
- James Webb Space Telescope (JWST)
- Nancy Grace Roman Space Telescope (2027)
- Extremely Large Telescope (2029)
- Habitable Worlds Observatory (anni 2040)
- Progetto LIFE (in fase di proposta)

L’obiettivo è analizzare le atmosfere di questi pianeti e cercare segnali compatibili con la vita.
Secondo i ricercatori, due candidati emergono già come prioritari per studi a breve termine:
- TRAPPIST-1 e
- TOI-715 b
Entrambi orbitano attorno a nane rosse, il che facilita l’osservazione dei pianeti di dimensioni terrestri.
Una mappa per la ricerca della vita
Il punto non è dire “qui c’è vita”.
Il punto è molto più pragmatico: ridurre lo spazio di ricerca.
Su scala cosmica, cercare vita senza filtri è come fare brute force su uno spazio infinito. Questo studio introduce una forma di ottimizzazione: meno target, ma con probabilità più alte.
È esattamente il tipo di approccio che serve quando le risorse — tempo di osservazione, strumenti, dati — sono limitate.
E se un giorno dovessimo davvero costruire una missione interstellare, questa lista sarebbe il primo waypoint.