I disturbi alimentari e l’insoddisfazione corporea rappresentano una problematica di salute mentale di vasta portata, che affligge un numero crescente di individui in tutto il mondo. In Australia, le statistiche rivelano una realtà allarmante: oltre 1,1 milioni di persone lottano contro un disturbo alimentare, mentre più di 4,1 milioni sperimentano un profondo disagio legato alla propria immagine corporea. Nonostante l’immaginario collettivo tenda ad associare tali disturbi principalmente alle adolescenti, la realtà è ben più complessa e sfaccettata, coinvolgendo donne di ogni età.

Disturbi alimentari e insoddisfazione corporea: un’epidemia silenziosa che colpisce donne di ogni età
La vulnerabilità delle donne nei confronti dei disturbi alimentari e dell’insoddisfazione corporea si acuisce in tre fasi cruciali della loro esistenza, comunemente identificate come le “tre P”: pubertà, gravidanza e perimenopausa. Durante la pubertà, fase di transizione segnata da significativi cambiamenti fisici e ormonali, le ragazze possono sperimentare insicurezze e preoccupazioni legate alla propria immagine corporea, amplificate dalle pressioni sociali e dai modelli estetici irrealistici diffusi dai media.
La gravidanza, a sua volta, rappresenta un periodo di profonde trasformazioni fisiche e ormonali, durante il quale molte donne faticano ad accettare i cambiamenti del proprio corpo e incontrano difficoltà nel recuperare la forma fisica pre-gravidanza, alimentando sentimenti di insoddisfazione e disagio. Infine, la perimenopausa e la menopausa comportano ulteriori variazioni ormonali e fisiche, che possono influenzare l’umore, il metabolismo e la distribuzione del peso, generando insicurezze e preoccupazioni legate all’invecchiamento e alla percezione di perdita di controllo sul proprio corpo.
Le ricerche scientifiche forniscono dati allarmanti sulla diffusione dei disturbi alimentari e dell’insoddisfazione corporea. Studi hanno evidenziato che il 30% delle ragazze di età compresa tra i 6 e i 18 anni libriporta rispetto al 17% dei ragazzi. La prevalenza di tali disturbi durante la gravidanza è stimata al 7,5%. Nel periodo post-partum, quasi il 70% delle donne manifesta insoddisfazione nei confronti del proprio peso corporeo. Oltre il 73% delle donne di mezza età, tra i 42 e i 52 anni, esprime insoddisfazione per il proprio peso. La prevalenza nelle donne con più di 40 anni si attesta intorno al 3,5%, mentre negli uomini della stessa fascia d’età è dell’1-2%.

Il loro sviluppo è il risultato di una complessa interazione di diversi fattori di rischio. Le pressioni sociali e culturali che promuovono la magrezza come ideale di bellezza esercitano un’influenza significativa, così come l’impatto dei media e dei social network, che spesso diffondono immagini irrealistiche e stereotipate del corpo femminile. La bassa autostima e le difficoltà nella gestione delle emozioni possono contribuire allo sviluppo di tali disturbi, così come esperienze traumatiche, quali abusi o bullismo. Infine, i fattori genetici e biologici possono predisporre alcune persone allo sviluppo di tali problematiche.
I disturbi alimentari e l’insoddisfazione corporea possono avere gravi ripercussioni sulla salute fisica e mentale, manifestandosi attraverso una serie di problematiche. A livello cardiovascolare, possono insorgere aritmie e insufficienza cardiaca, mentre a livello digestivo si possono verificare disturbi quali gastrite, stitichezza e diarrea. Inoltre, tali disturbi possono compromettere la salute delle ossa, aumentando il rischio di osteoporosi e fragilità. Sul piano psicologico, è frequente l’insorgenza di depressione, ansia e disturbi dell’umore, che possono a loro volta portare all’isolamento sociale e a difficoltà nelle relazioni interpersonali.
La prevenzione e il loro trattamento richiedono un approccio integrato e personalizzato, che coinvolga diverse figure professionali, tra cui medici, psicologi, nutrizionisti e terapisti familiari. È fondamentale promuovere un’immagine corporea positiva e sana, incoraggiare l’accettazione di sé e fornire supporto alle persone che affrontano tali problematiche.
Le fluttuazioni ormonali: un terreno fertile per i disturbi alimentari
La ricerca scientifica continua a esplorare i meccanismi intricati che collegano le tre fasi cruciali della vita femminile – pubertà, gravidanza e perimenopausa – ai disturbi alimentari e all’insoddisfazione corporea. Sebbene non vi sia una risposta univoca, è sempre più evidente che una combinazione di fattori ormonali, psicologici e sociali gioca un ruolo determinante.
Oltre alle fluttuazioni ormonali, le tre fasi della vita femminile – pubertà, gravidanza e menopausa – rappresentano periodi di transizione cruciali per la definizione dell’identità. Durante la pubertà, le ragazze si confrontano con la trasformazione in donne adulte, affrontando nuove responsabilità e dinamiche interpersonali, tra cui le attenzioni sessuali indesiderate. La gravidanza segna un cambiamento radicale nel corpo e nell’identità della donna, che passa da individuo a madre.

La perimenopausa e la menopausa, infine, portano con sé la sfida dell’invecchiamento, la perdita della fertilità e la necessità di ridefinire il proprio ruolo sociale. Lo stress cronico può alterare i livelli di cortisolo, un ormone che influenza l’appetito e il metabolismo, aumentando il rischio di disturbi alimentari.
La complessità dei fattori che contribuiscono ai disturbi alimentari durante le “tre P” richiede un approccio multidisciplinare per la prevenzione e il trattamento. È fondamentale coinvolgere medici, psicologi, nutrizionisti e altri professionisti della salute per fornire un supporto completo e personalizzato.
Un problema sottovalutato che necessita di maggiore attenzione
La percezione comune dei disturbi alimentari li confina prevalentemente all’adolescenza, un periodo di trasformazioni fisiche e psicologiche intense. Tuttavia, questa visione limitata trascura una realtà più complessa e diffusa: i disturbi alimentari non conoscono età e possono manifestarsi o persistere anche in età adulta, con particolare rilevanza durante la menopausa. Purtroppo, l’attenzione politica e della ricerca sembra concentrarsi in modo sproporzionato sulla prevenzione e il trattamento dei disturbi alimentari negli adolescenti, lasciando in ombra le esigenze delle donne più mature.
Una delle principali problematiche risiede nella mancanza di consapevolezza e comprensione di questi disturbi nelle donne adulte e in menopausa. Sia i professionisti della salute che il pubblico generale sembrano sottovalutare la possibilità che le donne in questa fase della vita possano lottare con disturbi alimentari. Questa lacuna di conoscenza si traduce in una carenza di servizi e supporto adeguati, lasciando molte donne a sentirsi isolate e incomprese.
Le testimonianze raccolte in studi di ricerca con donne che hanno sperimentato disturbi alimentari durante la menopausa rivelano un profondo senso di frustrazione. Queste donne si sentono abbandonate dal sistema sanitario, che non offre loro risposte o soluzioni specifiche per le loro esigenze. La mancanza di formazione e istruzione dei professionisti della salute sui disturbi alimentari durante la menopausa è un problema ricorrente, evidenziando la necessità di un cambiamento radicale nell’approccio alla salute delle donne.

È imperativo aumentare la consapevolezza sui disturbi alimentari nelle donne adulte e in menopausa. Dobbiamo sfatare il mito che questi disturbi siano esclusivi dell’adolescenza e riconoscere che le preoccupazioni per l’immagine corporea e i comportamenti alimentari disfunzionali possono colpire donne di qualsiasi età. Solo attraverso una maggiore consapevolezza potremo incoraggiare le donne a cercare aiuto senza timore di essere giudicate e garantire loro un supporto e un trattamento adeguati.
La menopausa rappresenta una fase di transizione significativa nella vita di una donna, caratterizzata da cambiamenti ormonali, fisici ed emotivi che possono rendere più vulnerabili allo sviluppo o all’aggravamento di un disturbo alimentare. Le fluttuazioni ormonali possono influenzare il metabolismo, portando a cambiamenti nel peso e nella composizione corporea. I sintomi vasomotori, come le vampate di calore e le sudorazioni notturne, possono influire negativamente sull’immagine corporea e sull’umore. Inoltre, la menopausa può essere associata a sbalzi d’umore, ansia e depressione, che possono aumentare il rischio di comportamenti alimentari disfunzionali. La paura dell’invecchiamento e la preoccupazione per la perdita di attrattiva possono ulteriormente contribuire allo sviluppo di un disturbo alimentare.
Le donne adulte e in menopausa con disturbi alimentari necessitano di un approccio terapeutico personalizzato e multidisciplinare. È fondamentale che i professionisti della salute siano consapevoli delle sfide specifiche che queste donne affrontano e che siano in grado di fornire un trattamento integrato che tenga conto degli aspetti fisici, psicologici e sociali.

Per aumentare la consapevolezza e migliorare l’assistenza, è necessario promuovere la ricerca sui disturbi alimentari nelle donne adulte e in menopausa, fornire formazione continua ai professionisti della salute, sviluppare campagne di sensibilizzazione mirate e creare servizi di supporto e trattamento specializzati. Solo attraverso un impegno collettivo potremo garantire che le donne di tutte le età ricevano l’aiuto di cui hanno bisogno per superare i disturbi alimentari e vivere una vita sana e appagante.
Lo studio è stato pubblicato su JAMA.