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Salute

Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza

Le basi biochimiche del diabete di tipo 1 sembrano consolidarsi già durante la fase gestazionale. Studi recenti indicano che specifici segnali di stress cellulare possono manifestarsi nel feto ben prima della nascita, suggerendo che la finestra critica per la prevenzione si collochi molto più precocemente di quanto ritenuto finora

Denise Meloni 3 minuti fa Commenta! 8
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Una recente ricerca condotta dall’Università di Linköping in collaborazione con l’Università della Florida ha rivelato che le basi per lo sviluppo del diabete di tipo 1 potrebbero essere gettate molto prima di quanto ipotizzato in precedenza.

Contenuti di questo articolo
Le radici precoci del diabete di tipo 1Una firma molecolare nel sangue cordonaleResponsabilità sociale e fattori ambientali
Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza
Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza

Le radici precoci del diabete di tipo 1

Gli studiosi hanno individuato uno specifico modello proteico che risulta significativamente alterato già al momento della nascita nei neonati destinati a manifestare la patologia in futuro. Secondo il professor Johnny Ludvigsson, sebbene la malattia non sia predeterminata in modo assoluto alla nascita, i fattori che emergono nelle primissime fasi della vita esercitano un’influenza determinante sul rischio complessivo.

Il diabete di tipo 1 è tradizionalmente descritto come una condizione in cui il sistema immunitario attacca erroneamente e distrugge le cellule responsabili della produzione di insulina. Poiché questo ormone è essenziale per regolare i livelli di glucosio nel sangue, la sua assenza costringe i pazienti a dipendere da terapie sostitutive per tutta la vita, esponendoli contemporaneamente al rischio di gravi complicazioni organiche. Tuttavia, i nuovi dati suggeriscono che l’aggressione immunitaria sia solo una parte di un meccanismo più complesso che coinvolge l’ambiente intrauterino e la salute cellulare precoce.

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Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza

Oltre alla risposta immunitaria, lo studio pone l’accento sulla fragilità delle cellule beta del pancreas, le quali appaiono particolarmente sensibili allo stress funzionale. I ricercatori ipotizzano che queste cellule diventino bersagli più facili per il sistema immunitario quando sono simultaneamente indebolite da fattori esterni come infezioni, processi infiammatori o specifici sottoprodotti del metabolismo. L’aspetto più significativo della ricerca risiede nella scoperta che tali processi di sensibilizzazione e stress cellulare possono innescarsi durante la gravidanza, indicando che la combinazione di diversi fattori prenatali gioca un ruolo cruciale nella futura insorgenza della malattia.

Una firma molecolare nel sangue cordonale

L’analisi del sangue prelevato dal cordone ombelicale al momento del parto ha permesso ai ricercatori di identificare un pattern proteico distintivo nei neonati che manifesteranno il diabete di tipo 1 negli anni successivi. Queste proteine, strettamente correlate ai processi infiammatori e alla risposta immunitaria, suggeriscono che i meccanismi biologici alla base del danno cellulare potrebbero attivarsi già durante la gestazione. .

La scoperta è particolarmente rilevante poiché questa specifica “impronta” proteica sembra essere presente indipendentemente dalla predisposizione genetica del bambino, aprendo nuove prospettive sulla comprensione dei fattori ambientali e biologici precoci.

Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza

Secondo il professor Johnny Ludvigsson, l’identificazione di questo schema molecolare permette di prevedere oltre l’80% dei futuri casi di diabete di tipo 1, includendo anche quegli individui che non presentano un profilo genetico ad alto rischio. Nonostante l’accuratezza di questi dati, gli studiosi chiariscono che il destino del bambino non è rigidamente predeterminato alla nascita.

Come sottolineato dalla ricercatrice Angelica Ahrens, la biologia infantile si modella in una fase di estrema adattabilità, il che significa che l’identificazione di tali meccanismi serve innanzitutto a comprendere come i sistemi corporei rispondano agli stimoli precoci e come possano essere potenzialmente influenzati.

La ricerca non punta il dito contro un’unica causa isolata, ma evidenzia una complessa interazione di variabili durante la gravidanza. Tra queste, emerge un dato significativo riguardante l’esposizione materna ai PFAS, le sostanze chimiche perfluoroalchiliche note per la loro persistenza nell’ambiente. Sembra infatti che queste molecole possano influenzare direttamente alcune delle proteine associate allo sviluppo della malattia, agendo come catalizzatori o fattori di disturbo durante lo sviluppo fetale.

Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza

L’obiettivo primario di questo filone di ricerca non è la semplice diagnosi neonatale, ma la mappatura dei processi biologici che portano all’esordio della patologia. Individuare le sostanze e i meccanismi coinvolti rappresenta il primo passo necessario per sviluppare strategie future mirate a intervenire tempestivamente. La speranza dei ricercatori è che, in un prossimo futuro, queste conoscenze possano contribuire a mitigare o addirittura prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1, agendo in una fase in cui l’organismo è ancora in grado di correggere le proprie risposte immunitarie.

Responsabilità sociale e fattori ambientali

I ricercatori pongono l’accento sul fatto che l’esposizione a sostanze ambientali nocive non dipende da una scelta del singolo individuo, ma rappresenta un problema di salute pubblica. Poiché tali elementi sono onnipresenti nel mondo moderno, la loro gestione e limitazione ricadono sotto la diretta responsabilità della legislazione e delle normative sociali. Questo approccio sposta l’attenzione dalla condotta personale alle politiche di protezione collettiva, evidenziando come la prevenzione di patologie come il diabete di tipo 1 passi anche attraverso una regolamentazione più rigorosa delle sostanze inquinanti.

La base scientifica di queste scoperte poggia sullo studio ABIS (All Babies in South-East Sweden), un progetto di vasta portata guidato dal professor Johnny Ludvigsson presso l’Università di Linköping. La ricerca ha monitorato oltre 16.000 bambini nati tra il 1997 e il 1999, seguendone lo sviluppo dalla nascita fino all’infanzia.

Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza

Durante questo lungo periodo di osservazione, circa un bambino su cento ha manifestato il diabete di tipo 1. Per comprendere le origini della malattia, gli studiosi hanno incrociato i dati ricavati da dettagliati questionari sullo stile di vita con l’analisi approfondita di circa 400 campioni di sangue cordonale raccolti al momento del parto.

Il professor Eric Triplett sottolinea che il valore fondamentale di questa ricerca risiede nell’aver individuato nel sangue del cordone ombelicale un mezzo predittivo estremamente efficace. Si tratta di un tessuto biologico che solitamente viene scartato dopo la nascita, ma che se conservato correttamente può fornire una quantità preziosa di dati proteici. La possibilità di utilizzare questo campione permette di anticipare la conoscenza del rischio futuro senza dover ricorrere a procedure lunghe o complesse nelle fasi successive della crescita.

Diabete di tipo 1: lo stress cellulare inizia in gravidanza

L’utilizzo del sangue cordonale presenta vantaggi significativi rispetto ai metodi diagnostici tradizionali. Questo sistema non richiede procedure invasive per il neonato, come i classici prelievi di sangue venoso, e permette di evitare i test genetici, che spesso sollevano delicate questioni legate alla privacy e alla gestione dei dati sensibili. Inoltre, questa metodologia potrebbe ridurre drasticamente la necessità di sottoporre i bambini a costosi e ripetuti test per la ricerca di autoanticorpi nel sangue, offrendo una soluzione più sostenibile sia per le famiglie che per il sistema sanitario.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Comunications.

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