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SaluteScienza

Depressione maggiore: la risonanza magnetica può prevedere quale terapia funziona meglio?

Uno studio clinico ha scoperto che una medicina tradizionale cinese allevia la depressione, potenziando in modo unico una proteina chiave per la salute del cervello. Le scansioni cerebrali hanno rivelato specifici modelli di reti neurali che potrebbero prevedere chi risponderebbe meglio, indicando una terapia antidepressiva personalizzata.

Andrea Tasinato 4 minuti fa Commenta! 5
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Il disturbo depressivo maggiore (MDD) – o depressione maggiore – è una delle principali cause di disabilità a livello globale e, secondo le stime, entro il 2030 potrebbe diventare la patologia più diffusa e costosa al mondo. Nonostante l’esistenza di numerosi antidepressivi, trovare quello giusto per ogni paziente resta un processo lungo e spesso frustrante: circa un terzo delle persone non risponde al primo farmaco prescritto, entrando in un ciclo di tentativi ed errori che può durare mesi.

Contenuti di questo articolo
Medicina tradizionale vs antidepressivi moderni per la depressione maggioreStessi risultati clinici, ma differenze biologicheIl ruolo chiave del cervello (e della risonanza magnetica)Verso una psichiatria di precisioneTradizione e tecnologia, insieme
Depressione maggiore: la risonanza magnetica può prevedere quale terapia funziona meglio?

Il problema principale? La mancanza di strumenti oggettivi per prevedere in anticipo quale trattamento funzionerà davvero. Oggi le decisioni cliniche si basano soprattutto su sintomi, storia personale ed esperienza del medico, più che su indicatori biologici misurabili.

Un recente studio pubblicato su General Psychiatry prova a cambiare prospettiva, combinando medicina tradizionale cinese, neuroimaging e modelli predittivi, con l’obiettivo di rendere il trattamento della depressione più mirato e personalizzato.

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Medicina tradizionale vs antidepressivi moderni per la depressione maggiore

Lo studio ha coinvolto 28 pazienti ambulatoriali con diagnosi di MDD, seguiti presso il Fourth People’s Hospital di Taizhou. Il protocollo era randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, uno standard elevato per ridurre bias e distorsioni.

Depressione maggiore: la risonanza magnetica può prevedere quale terapia funziona meglio?

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi:

  • il primo ha ricevuto la pillola Yueju, un rimedio della medicina tradizionale cinese, insieme a un placebo dell’escitalopram;
  • il secondo ha ricevuto escitalopram, uno degli antidepressivi più prescritti, insieme a un placebo della pillola Yueju.

In questo modo i ricercatori hanno potuto confrontare direttamente un trattamento tradizionale e uno farmacologico moderno in condizioni equivalenti.

Stessi risultati clinici, ma differenze biologiche

Dopo il periodo di trattamento, entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento dei sintomi depressivi, valutati tramite la scala clinica HAMD-24. Dal punto di vista puramente clinico, quindi, Yueju Pill ed escitalopram si sono dimostrati comparabili.

La vera differenza emerge però sul piano biologico.

Depressione maggiore: la risonanza magnetica può prevedere quale terapia funziona meglio?

Solo i pazienti trattati con la pillola Yueju hanno mostrato un aumento significativo del BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), una proteina fondamentale per la plasticità cerebrale, la crescita neuronale e la regolazione dell’umore. Livelli bassi di BDNF sono da tempo associati alla depressione, rendendo questo dato particolarmente interessante.

Il ruolo chiave del cervello (e della risonanza magnetica)

La parte più innovativa dello studio riguarda però la risonanza magnetica cerebrale (MRI). Analizzando la struttura del cervello, i ricercatori hanno individuato reti neurali specifiche in grado di prevedere quanto un paziente avrebbe beneficiato del trattamento.

Alcune di queste reti risultavano predittive in entrambi i gruppi, ma altre erano specifiche solo per chi assumeva Yueju Pill. In particolare, contavano parametri come:

  • spessore corticale
  • profondità dei solchi cerebrali

Entrambi sono indicatori legati allo sviluppo e al funzionamento del cervello.

Un dato curioso e inatteso riguarda la rete visiva: questa area del cervello si è rivelata particolarmente importante nel prevedere sia il miglioramento dei sintomi depressivi sia l’aumento dei livelli di BDNF nei pazienti trattati con Yueju Pill.

Verso una psichiatria di precisione

Mettendo insieme tutti i risultati, lo studio suggerisce uno scenario interessante: usare i dati di risonanza magnetica per prevedere in anticipo la risposta di un paziente a uno specifico trattamento, andando oltre il classico approccio “proviamo e vediamo”.

Depressione maggiore: la risonanza magnetica può prevedere quale terapia funziona meglio?

Secondo il dottor Zhang, autore principale dello studio: “Le reti cerebrali possono essere inserite in modelli predittivi per stimare la risposta dei pazienti al trattamento con Yueju Pill. In base a queste previsioni, è possibile stabilire se un paziente sia un buon candidato per questa terapia.”

Se confermata da studi più ampi, questa strategia potrebbe ridurre drasticamente i tempi necessari per trovare la terapia giusta, migliorando l’efficacia dei trattamenti e la qualità della vita dei pazienti.

Tradizione e tecnologia, insieme

Questo lavoro mostra come medicina tradizionale e tecnologie moderne non siano necessariamente in contrasto. Al contrario, l’integrazione tra rimedi storici, neuroscienze e imaging avanzato potrebbe aprire la strada a una nuova forma di cura di precisione per la depressione, più scientifica, più rapida e più personalizzata.

Un esempio concreto di come l’innovazione, anche in ambito salute mentale, passi sempre più dai dati.

 General Psychiatry
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