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NotiziaSpazio

3 motivi per cui la cooperazione spaziale europea resiste ancora

Dall'orbita alla Luna, l'Europa costruisce la sua indipendenza nello spazio senza smettere di collaborare

Redazione 11 secondi fa Commenta! 6
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La cooperazione spaziale europea non si è fermata. Nonostante le tensioni geopolitiche, i conflitti e le rivalità tecnologiche che ridisegnano gli equilibri globali, lo spazio mantiene ancora una caratteristica rara: la capacità di tenere aperto un dialogo quando tutto il resto si chiude.

Contenuti di questo articolo
1. La cooperazione spaziale europea nell’era delle tensioni globali2. Artemis e il ruolo dell’Europa sulla LunaPerché la presenza europea in Artemis conta3. Aladdin: quando la cooperazione spaziale europea diventa autonomiaAladdin e la cooperazione spaziale europea: un cambio di passoGeopolitica e spazio: il festival DemarcazioniLa posta in gioco per l’Europa

A confermarlo è Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’ESA, intervenuta a Roma per la presentazione di Demarcazioni, festival della geopolitica in programma dal 20 marzo ad Ascoli Piceno.

Tre elementi emergono con chiarezza dal suo intervento: la tenuta della cooperazione nell’esplorazione umana, il ruolo dell’Europa in Artemis e il salto di autonomia rappresentato da Aladdin.

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1. La cooperazione spaziale europea nell’era delle tensioni globali

C'è una capsula spaziale dispersa nell’oceano. E no, non è uno scherzo. Una missione spaziale può dirsi riuscita anche se l’atterraggio finisce con un “non sappiamo dove sia”? Secondo the exploration company, la risposta è sì. Il veicolo mission possible, una capsula europea sperimentale, ha completato con successo tutte le fasi del volo… tranne il recupero. Dopo il rientro nell’atmosfera, ha perso ogni contatto pochi istanti prima dell’ammaraggio. Risultato: capsula scomparsa in mare. Mission possible: cosa ha funzionato la capsula è stata lanciata lunedì dalla base di vandenberg, in california, a bordo di un razzo spacex condiviso con altri 70 payload (tra cui, curiosamente, anche resti umani destinati a un memoriale spaziale). Obiettivo della missione: testare un veicolo costruito con componenti a basso costo e parti commerciali, come i paracadute derivati da quelli della capsula dragon di spacex. Secondo il comunicato diffuso dall’azienda su linkedin, mission possible ha completato correttamente ogni fase critica: separazione dal vettore, stabilizzazione in orbita, gestione del carico utile, rientro controllato e ripristino delle comunicazioni dopo il blackout atmosferico. E poi? Silenzio radio il problema è arrivato subito prima dello splashdown, quando i tecnici hanno perso ogni segnale dalla capsula. Nessuna conferma dell’impatto in acqua, nessuna posizione gps, nessun segnale radio di emergenza. In sostanza: la capsula è da qualche parte nell’oceano, ma nessuno sa dove. The exploration company ha aperto un’indagine interna per capire le cause della perdita di comunicazione. Le ipotesi vanno da un malfunzionamento del sistema di localizzazione a un’anomalia nella discesa finale. Un successo parziale, ma significativo nonostante il finale incerto, la missione viene comunque considerata un passo avanti concreto. Dimostra che si può costruire e lanciare un veicolo spaziale funzionante anche con budget relativamente contenuti (circa 20 milioni di dollari) e componenti off-the-shelf. Il prossimo obiettivo? Una versione più avanzata e riutilizzabile della capsula: nyx, pensata per trasportare cargo (e in futuro persone) tra la terra e la luna. Un progetto ambizioso che punta a posizionare l’europa nel mercato della logistica spaziale autonoma. → vuoi seguire tutte le evoluzioni dello spazio europeo e non solo? Seguici su instagram: @icrewplay_t per approfondimenti quotidiani dal fronte aerospaziale.

Il contesto internazionale è quello che è. Cristoforetti non lo nega: ci sono ambiti dello spazio dove la competizione è reale e la tensione si sente.

Ma non tutto funziona con la stessa logica.

Nell’esplorazione umana e nella ricerca scientifica, la cooperazione spaziale europea e internazionale tiene ancora. Non per ingenuità, ma perché certi obiettivi sono troppo grandi e troppo costosi per essere affrontati da soli.

“Rimangono alcuni settori dove continua a prevalere questo elemento di forte cooperazione e amicizia”, ha detto l’astronauta. Una distinzione importante, in un momento in cui è facile dipingere ogni relazione internazionale come uno scontro.

2. Artemis e il ruolo dell’Europa sulla Luna

Artemis accords

Tra i banchi di prova concreti della cooperazione spaziale europea c’è Artemis, la missione internazionale per riportare esseri umani sulla Luna, coordinata dalla NASA.

Ad aprile è previsto il primo lancio con equipaggio. L’Europa c’è, e non come comparsa.

Per l’ESA si tratta di consolidare competenze, visibilità e peso strategico in uno scenario che ridisegnerà l’esplorazione del sistema solare nei prossimi decenni.

La Luna non è un traguardo. È un punto di partenza.

Perché la presenza europea in Artemis conta

Partecipare ad Artemis significa avere voce in capitolo sulle decisioni che conteranno nei prossimi vent’anni: infrastrutture lunari, standard tecnici, accordi di accesso. Chi non c’è adesso, recupera con difficoltà dopo.

3. Aladdin: quando la cooperazione spaziale europea diventa autonomia

C’è però un limite strutturale che la sola cooperazione non risolve. Dipendere dagli altri per trasportare materiali e persone in orbita è una vulnerabilità che l’Europa non può più ignorare.

Da questa consapevolezza nasce Aladdin, acronimo di Autonomous Leo Accelerated Demo Docking to ISS Node. Un veicolo cargo europeo in sviluppo, progettato per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale in modo completamente autonomo.

Aladdin e la cooperazione spaziale europea: un cambio di passo

È la prima volta che l’Europa sviluppa questa capacità. Non è un dettaglio tecnico: è un cambiamento di postura strategica.

Fino a oggi il trasporto in orbita bassa era territorio di NASA, Roscosmos e SpaceX. Con Aladdin, la cooperazione spaziale europea inizia a costruire una filiera propria, scalabile e indipendente.

Il passo successivo è già nell’orizzonte: Cristoforetti ha indicato che questa tecnologia potrebbe aprire la strada al trasporto di equipaggi umani.

ProgettoTipoObiettivoStato
AladdinCargo autonomoRifornimento ISSIn sviluppo
ArtemisMissione lunareRitorno sulla LunaLancio equipaggio aprile
Ariane 6LanciatoreAccesso autonomo all’orbitaOperativo

Geopolitica e spazio: il festival Demarcazioni

L’intervento di Cristoforetti è avvenuto a margine di Demarcazioni, festival dedicato alla geopolitica in programma ad Ascoli Piceno dal 20 marzo.

Che un evento del genere includa lo spazio tra i suoi temi dice qualcosa di preciso: le frontiere orbitali sono diventate questioni politiche a tutti gli effetti.

Chi controlla l’accesso all’orbita bassa, chi arriva prima sulla Luna, chi costruisce le infrastrutture spaziali del futuro: non sono domande per appassionati. Sono domande di potere e sicurezza nazionale.

La posta in gioco per l’Europa

Telescopio hubble. Supernova requiem

La rottura con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina ha tolto all’ESA l’accesso al lanciatore Soyuz. Il ritardo di Ariane 6 ha creato un vuoto. La dipendenza da fornitori esterni si è rivelata un rischio concreto, non teorico.

Aladdin nasce anche da qui. Da una necessità pratica prima ancora che da un’ambizione.

Un’Europa che non riesce a portare autonomamente materiali e persone in orbita è un’Europa che pesa meno nelle decisioni che contano. Su questo Cristoforetti è stata limpida.

La cooperazione spaziale europea è ancora un valore. Ma per contare davvero al tavolo, servono anche capacità proprie. Le due cose non si escludono: si completano.

E tu pensi che l’Europa stia facendo abbastanza per contare nello spazio? Scrivilo nei commenti oppure seguici su Instagram per non perdere i prossimi approfondime

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