La cooperazione spaziale europea non si è fermata. Nonostante le tensioni geopolitiche, i conflitti e le rivalità tecnologiche che ridisegnano gli equilibri globali, lo spazio mantiene ancora una caratteristica rara: la capacità di tenere aperto un dialogo quando tutto il resto si chiude.
A confermarlo è Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’ESA, intervenuta a Roma per la presentazione di Demarcazioni, festival della geopolitica in programma dal 20 marzo ad Ascoli Piceno.
Tre elementi emergono con chiarezza dal suo intervento: la tenuta della cooperazione nell’esplorazione umana, il ruolo dell’Europa in Artemis e il salto di autonomia rappresentato da Aladdin.
1. La cooperazione spaziale europea nell’era delle tensioni globali

Il contesto internazionale è quello che è. Cristoforetti non lo nega: ci sono ambiti dello spazio dove la competizione è reale e la tensione si sente.
Ma non tutto funziona con la stessa logica.
Nell’esplorazione umana e nella ricerca scientifica, la cooperazione spaziale europea e internazionale tiene ancora. Non per ingenuità, ma perché certi obiettivi sono troppo grandi e troppo costosi per essere affrontati da soli.
“Rimangono alcuni settori dove continua a prevalere questo elemento di forte cooperazione e amicizia”, ha detto l’astronauta. Una distinzione importante, in un momento in cui è facile dipingere ogni relazione internazionale come uno scontro.
2. Artemis e il ruolo dell’Europa sulla Luna

Tra i banchi di prova concreti della cooperazione spaziale europea c’è Artemis, la missione internazionale per riportare esseri umani sulla Luna, coordinata dalla NASA.
Ad aprile è previsto il primo lancio con equipaggio. L’Europa c’è, e non come comparsa.
Per l’ESA si tratta di consolidare competenze, visibilità e peso strategico in uno scenario che ridisegnerà l’esplorazione del sistema solare nei prossimi decenni.
La Luna non è un traguardo. È un punto di partenza.
Perché la presenza europea in Artemis conta
Partecipare ad Artemis significa avere voce in capitolo sulle decisioni che conteranno nei prossimi vent’anni: infrastrutture lunari, standard tecnici, accordi di accesso. Chi non c’è adesso, recupera con difficoltà dopo.
3. Aladdin: quando la cooperazione spaziale europea diventa autonomia
C’è però un limite strutturale che la sola cooperazione non risolve. Dipendere dagli altri per trasportare materiali e persone in orbita è una vulnerabilità che l’Europa non può più ignorare.
Da questa consapevolezza nasce Aladdin, acronimo di Autonomous Leo Accelerated Demo Docking to ISS Node. Un veicolo cargo europeo in sviluppo, progettato per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale in modo completamente autonomo.
Aladdin e la cooperazione spaziale europea: un cambio di passo
È la prima volta che l’Europa sviluppa questa capacità. Non è un dettaglio tecnico: è un cambiamento di postura strategica.
Fino a oggi il trasporto in orbita bassa era territorio di NASA, Roscosmos e SpaceX. Con Aladdin, la cooperazione spaziale europea inizia a costruire una filiera propria, scalabile e indipendente.
Il passo successivo è già nell’orizzonte: Cristoforetti ha indicato che questa tecnologia potrebbe aprire la strada al trasporto di equipaggi umani.
| Progetto | Tipo | Obiettivo | Stato |
|---|---|---|---|
| Aladdin | Cargo autonomo | Rifornimento ISS | In sviluppo |
| Artemis | Missione lunare | Ritorno sulla Luna | Lancio equipaggio aprile |
| Ariane 6 | Lanciatore | Accesso autonomo all’orbita | Operativo |
Geopolitica e spazio: il festival Demarcazioni
L’intervento di Cristoforetti è avvenuto a margine di Demarcazioni, festival dedicato alla geopolitica in programma ad Ascoli Piceno dal 20 marzo.
Che un evento del genere includa lo spazio tra i suoi temi dice qualcosa di preciso: le frontiere orbitali sono diventate questioni politiche a tutti gli effetti.
Chi controlla l’accesso all’orbita bassa, chi arriva prima sulla Luna, chi costruisce le infrastrutture spaziali del futuro: non sono domande per appassionati. Sono domande di potere e sicurezza nazionale.
La posta in gioco per l’Europa

La rottura con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina ha tolto all’ESA l’accesso al lanciatore Soyuz. Il ritardo di Ariane 6 ha creato un vuoto. La dipendenza da fornitori esterni si è rivelata un rischio concreto, non teorico.
Aladdin nasce anche da qui. Da una necessità pratica prima ancora che da un’ambizione.
Un’Europa che non riesce a portare autonomamente materiali e persone in orbita è un’Europa che pesa meno nelle decisioni che contano. Su questo Cristoforetti è stata limpida.
La cooperazione spaziale europea è ancora un valore. Ma per contare davvero al tavolo, servono anche capacità proprie. Le due cose non si escludono: si completano.
E tu pensi che l’Europa stia facendo abbastanza per contare nello spazio? Scrivilo nei commenti oppure seguici su Instagram per non perdere i prossimi approfondime