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Lettura: Stanford accelera il futuro dei computer quantistici: una nuova cavità ottica cambia le regole del gioco
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Stanford accelera il futuro dei computer quantistici: una nuova cavità ottica cambia le regole del gioco

Gli scienziati hanno trovato un modo per incanalare in modo efficiente la luce proveniente dai singoli atomi, risolvendo un problema chiave nel ridimensionamento dei computer quantistici.

Andrea Tasinato 2 minuti fa Commenta! 6
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Dopo anni di progressi lenti e promesse spesso ridimensionate, il mondo del computer quantistici potrebbe aver trovato una direzione concreta per superare uno dei suoi limiti storici: la lettura rapida e simultanea dei qubit.

Contenuti di questo articolo
Il problema chiave: leggere i qubit abbastanza in frettaLa soluzione: una cavità ottica per ogni atomoCome funziona una cavità ottica (in breve)Microlenti al posto di mille riflessioniPerché il quantum è diverso dal classicoVerso reti di computer quantisticiImpatti che vanno oltre il computingMeno clamore, più ingegneria
Stanford accelera il futuro dei computer quantistici: una nuova cavità ottica cambia le regole del gioco

Un team di fisici della Stanford University ha sviluppato un nuovo tipo di cavità ottica in grado di catturare in modo estremamente efficiente i fotoni emessi da singoli atomi ed è un risultato che, almeno sulla carta, apre la strada a computer quantistici molto più grandi, veloci e soprattutto scalabili.

Il problema chiave: leggere i qubit abbastanza in fretta

Nei computer tradizionali, leggere un bit (0 o 1) è un’operazione banale. Nei computer quantistici, invece, la situazione è molto più complessa: i qubit, basati su stati quantistici di particelle microscopiche, sono fragili e difficili da interrogare senza distruggerne l’informazione.

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Gli atomi, in particolare, emettono luce lentamente e in tutte le direzioni, rendendo inefficiente la raccolta dei dati. Questo è uno dei principali colli di bottiglia che finora ha impedito di costruire computer quantistici con centinaia di migliaia o milioni di qubit.

La soluzione: una cavità ottica per ogni atomo

La novità introdotta dal team di Stanford è tanto semplice concettualmente quanto complessa dal punto di vista ingegneristico: assegnare a ogni singolo atomo la propria cavità ottica dedicata.

Stanford accelera il futuro dei computer quantistici: una nuova cavità ottica cambia le regole del gioco

Nel lavoro pubblicato su Nature, i ricercatori descrivono:

  • un sistema funzionante con 40 cavità ottiche, ognuna contenente un qubit atomico;
  • un prototipo più grande con oltre 500 cavità, usato come dimostrazione di scalabilità.

Per la prima volta, questo approccio permette di leggere le informazioni da tutti i qubit in parallelo, invece che uno alla volta.

Come funziona una cavità ottica (in breve)

Una cavità ottica è una struttura che intrappola la luce tra superfici riflettenti, costringendola a rimbalzare più volte. In questo modo, anche una quantità minima di luce può essere sfruttata per estrarre informazioni.

Il problema è che gli atomi sono minuscoli e quasi trasparenti: farli interagire in modo efficace con la luce è sempre stato estremamente difficile.

Microlenti al posto di mille riflessioni

La svolta del team di Stanford è stata abbandonare l’idea di moltiplicare le riflessioni e puntare invece su un controllo molto più preciso della luce.

All’interno di ogni cavità sono state inserite microlenti, capaci di focalizzare il fascio luminoso direttamente sull’atomo e anche con meno rimbalzi, la luce interagisce in modo più efficace, rendendo la lettura del qubit più veloce e affidabile.

Stanford accelera il futuro dei computer quantistici: una nuova cavità ottica cambia le regole del gioco

Non è più “solo” una coppia di specchi: è una nuova architettura di cavità, pensata fin dall’inizio per funzionare su larga scala.

Perché il quantum è diverso dal classico

Nei computer tradizionali, ogni bit può essere solo 0 oppure 1. Un qubit, invece, può trovarsi in una sovrapposizione di stati, rappresentando più possibilità contemporaneamente.

Questo permette ai computer quantistici di affrontare alcuni problemi – come simulazioni chimiche, materiali avanzati o crittografia – in modo radicalmente più efficiente rispetto ai computer classici, che devono provare le soluzioni una alla volta.

Verso reti di computer quantistici

Secondo i ricercatori, per superare davvero i supercomputer attuali serviranno milioni di qubit. Raggiungere questi numeri con una singola macchina è improbabile: la soluzione più realistica è creare reti di computer quantistici interconnessi.

L’interfaccia ottica sviluppata a Stanford è pensata proprio in quest’ottica: un sistema modulare, basato sulla luce, che può essere replicato e collegato in rete.

Stanford accelera il futuro dei computer quantistici: una nuova cavità ottica cambia le regole del gioco

Dopo i prototipi da 40 e 500 cavità, il prossimo obiettivo dichiarato è arrivare a decine di migliaia di qubit, con la visione a lungo termine di veri e propri data center quantistici.

Impatti che vanno oltre il computing

Le applicazioni potenziali non si fermano all’informatica:

  • chimica e materiali, con simulazioni oggi impossibili;
  • farmaceutica, accelerando la scoperta di nuovi farmaci;
  • crittografia, con nuove possibilità (e nuove minacce);
  • biologia e medicina, grazie a sensori ottici più precisi;
  • persino astronomia, con telescopi ottici a risoluzione potenziata.

La capacità di controllare e raccogliere la luce a livello di singola particella potrebbe avere ricadute molto più ampie di quanto sembri oggi.

Meno clamore, più ingegneria

Le sfide ingegneristiche restano enormi e nessuno parla di computer quantistici domestici nel breve periodo, ma rispetto a molte promesse passate, questo lavoro mostra qualcosa di raro nel mondo del quantum computing: un percorso tecnico credibile per scalare.

Non è la fine del viaggio, ma potrebbe essere uno dei primi passi davvero solidi verso computer quantistici che non restino confinati ai laboratori.

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