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Lettura: Evitare la carne dopo gli 80 anni riduce le probabilità di diventare centenari? Uno studio riapre il dibattito
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SaluteScienza

Evitare la carne dopo gli 80 anni riduce le probabilità di diventare centenari? Uno studio riapre il dibattito

Una nuova ricerca suggerisce che negli anziani molto avanti con l’età l’esclusione totale della carne potrebbe essere associata a una minore longevità. Ma il quadro è più complesso di quanto sembri.

Andrea Tasinato 5 minuti fa Commenta! 5
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Una recente ricerca ha acceso il dibattito sulla relazione tra dieta e longevità estrema. Secondo i dati emersi, gli anziani che evitano completamente la carne potrebbero avere una probabilità leggermente inferiore di raggiungere i 100 anni rispetto a chi la consuma. Tuttavia, il risultato non rappresenta una smentita delle diete a base vegetale, ma piuttosto un’indicazione che i bisogni nutrizionali cambiano radicalmente con l’età.

Contenuti di questo articolo
Lo studio: oltre 5.000 ultraottantenni seguiti per vent’anniDopo gli 80 anni il corpo cambia prioritàIl dettaglio chiave: il peso corporeoIl ruolo delle proteine e dei nutrienti animaliIl cosiddetto “paradosso dell’obesità”Cosa significa davvero questo studio?
Evitare la carne dopo gli 80 anni riduce le probabilità di diventare centenari? Uno studio riapre il dibattito

Lo studio: oltre 5.000 ultraottantenni seguiti per vent’anni

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 5.000 adulti cinesi di età pari o superiore a 80 anni, partecipanti alla Chinese Longitudinal Healthy Longevity Survey, uno studio nazionale avviato nel 1998. Nel 2018 è emerso che chi non consumava carne presentava una probabilità inferiore di diventare centenario rispetto a chi la includeva nella dieta.

A prima vista, il risultato sembra contraddire decenni di studi che associano le diete vegetariane e plant-based a benefici significativi per la salute, come la riduzione del rischio cardiovascolare, del diabete di tipo 2 e dell’obesità. Ma il contesto anagrafico cambia completamente l’interpretazione.

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Dopo gli 80 anni il corpo cambia priorità

L’invecchiamento comporta trasformazioni fisiologiche importanti:

  • diminuzione del metabolismo basale
  • perdita progressiva di massa muscolare (sarcopenia)
  • riduzione della densità ossea
  • calo dell’appetito
Evitare la carne dopo gli 80 anni riduce le probabilità di diventare centenari? Uno studio riapre il dibattito

Questi fattori aumentano il rischio di malnutrizione e fragilità. Se nelle fasce più giovani l’obiettivo è prevenire malattie croniche nel lungo periodo, negli ultraottantenni la priorità diventa mantenere peso corporeo e massa muscolare.

Gran parte delle evidenze a favore delle diete senza carne deriva infatti da studi condotti su adulti di mezza età, non su popolazioni molto anziane e fragili.

Il dettaglio chiave: il peso corporeo

Un elemento fondamentale dello studio è spesso trascurato nei titoli sensazionalistici: la minore probabilità di raggiungere i 100 anni tra i non consumatori di carne è stata osservata solo nei partecipanti sottopeso.

Negli anziani con peso nella norma non è stata rilevata alcuna differenza significativa.

Essere sottopeso in età avanzata è già di per sé un fattore di rischio per mortalità e fragilità. Questo suggerisce che il problema non sia l’assenza della carne in sé, ma il rischio di apporto calorico e proteico insufficiente.

Inoltre, trattandosi di uno studio osservazionale, non dimostra un rapporto causa-effetto, ma solo un’associazione statistica.

Il ruolo delle proteine e dei nutrienti animali

Un altro dato interessante: la minore longevità non è stata osservata in chi includeva pesce, latticini o uova nella dieta.

Questi alimenti forniscono:

  • proteine ad alto valore biologico
  • vitamina B12
  • calcio
  • vitamina D
Evitare la carne dopo gli 80 anni riduce le probabilità di diventare centenari? Uno studio riapre il dibattito

Tutti nutrienti essenziali per la salute muscolare e ossea in età avanzata.

Gli anziani che seguivano diete non strettamente vegetariane avevano probabilità di diventare centenari simili a quelle dei consumatori di carne.

Il cosiddetto “paradosso dell’obesità”

I risultati si inseriscono anche nel dibattito sul cosiddetto “paradosso dell’obesità” nell’invecchiamento, secondo cui un peso corporeo leggermente superiore alla norma può essere associato a una migliore sopravvivenza negli anziani molto avanti con l’età.

In questa fase della vita, prevenire la perdita di peso può essere più importante della prevenzione a lungo termine delle patologie croniche.

Cosa significa davvero questo studio?

Il messaggio non è che una dieta sia universalmente superiore a un’altra. Piuttosto, l’alimentazione dovrebbe adattarsi alla fase della vita.

Con l’avanzare dell’età:

  • il fabbisogno calorico tende a diminuire
  • il bisogno di proteine e micronutrienti essenziali può aumentare
  • prevenire malnutrizione e sarcopenia diventa prioritario

Le diete plant-based restano valide e salutari, ma in età molto avanzata possono richiedere una pianificazione attenta e, in alcuni casi, integrazione mirata.

In sintesi, ciò che funziona a 50 anni potrebbe non essere ottimale a 90. L’evoluzione delle esigenze fisiologiche impone un adattamento consapevole dello stile alimentare, soprattutto quando l’obiettivo diventa non solo vivere più a lungo, ma mantenere qualità di vita e autonomia fino agli ultimi anni.

 The ConversationScience Direct
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