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Salute

Cancro al pancreas: ecco come un nuovo studio lo ha reso vulnerabile

Il cancro al pancreas è rimasto letale così a lungo perché si nasconde dietro un microambiente impenetrabile. Oggi però sappiamo esattamente come il tumore invia i suoi ordini per disarmare l'organismo. Sapere che possiamo intercettare e bloccare questi messaggi significa che siamo vicini a terapie capaci di ribaltare la situazione, rendendo vulnerabile un nemico che finora è sembrato invincibile. È il passo avanti che i pazienti e i medici stavano aspettando per riscrivere le statistiche di sopravvivenza

Denise Meloni 9 minuti fa Commenta! 9
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I ricercatori del Lombardi Comprehensive Cancer Center di Georgetown hanno identificato un meccanismo biologico inedito che spiega come il cancro al pancreas riesca a neutralizzare il sistema immunitario. Attraverso il rilascio di minuscole particelle cariche di specifiche molecole di microRNA, le cellule cancerose comunicano con i macrofagi circostanti, ovvero le cellule immunitarie deputate alla difesa dell’organismo. Invece di attaccare la massa tumorale, questi macrofagi vengono letteralmente riprogrammati per favorirne la crescita e la diffusione, trasformandosi da alleati del corpo a sostenitori della patologia.

Contenuti di questo articolo
La comunicazione molecolare che alimenta il cancro al pancreasIl ruolo delle vescicole extracellulari nella resistenza tumoraleVerso una nuova frontiera clinica per il carcinoma pancreatico
Cancro al pancreas: ecco come un nuovo studio lo ha reso vulnerabile

La comunicazione molecolare che alimenta il cancro al pancreas

La scoperta, convalidata attraverso esperimenti condotti su modelli cellulari e animali, apre la strada a una nuova potenziale strategia terapeutica mirata a invertire questo processo di manipolazione. Secondo la professoressa Amrita Cheema, autrice principale dello studio, l’obiettivo è bloccare i canali di comunicazione basati sui microRNA per impedire ai segnali tumorali di raggiungere il sistema immunitario. Interrompendo questo scambio di messaggi avversi, sarebbe possibile ripristinare la naturale capacità dei macrofagi di combattere il cancro, portando a una significativa riduzione della massa tumorale.

L’urgenza di tali scoperte è sottolineata dai dati epidemiologici del 2025, che indicano il cancro al pancreas come la terza causa di morte per tumore negli Stati Uniti, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni che si attesta appena al 13%. L’incidenza della malattia è in costante aumento, in particolare tra la popolazione femminile, ed è strettamente correlata a fattori quali l’obesità, lo stile di vita e le abitudini alimentari. La letalità di questa patologia è dovuta non solo alla sua aggressività intrinseca, ma anche alla capacità di creare un microambiente protettivo estremamente efficace.

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Cancro al pancreas: ecco come un nuovo studio lo ha reso vulnerabile

Il cancro al pancreas risulta particolarmente resistente alle cure attuali a causa della sua complessa architettura tissutale. Il tumore è infatti circondato da una struttura estremamente densa che, unita a un ambiente fortemente immunosoppressivo, agisce come una vera e propria barriera fisica e chimica. Questo scudo impedisce ai farmaci chemioterapici e alle immunoterapie di penetrare efficacemente all’interno della massa, rendendo i trattamenti convenzionali spesso insufficienti. La comprensione di come abbattere queste barriere comunicative rappresenta dunque un passo fondamentale per superare la resistenza ai farmaci.

Il ruolo delle vescicole extracellulari nella resistenza tumorale

Per decifrare le cause della resistenza alle terapie convenzionali, il team coordinato dalla professoressa Cheema ha focalizzato l’attenzione sulle vescicole extracellulari, minuscole particelle secrete dalle cellule. Sebbene il rilascio di tali vescicole sia un processo comune anche ai tessuti sani, i ricercatori hanno identificato una differenza sostanziale: solo le cellule neoplastiche utilizzano queste particelle per trasmettere informazioni specifiche finalizzate a indebolire attivamente la risposta immunitaria dell’ospite. Questa scoperta chiarisce come il tumore non si limiti a crescere, ma agisca come una centrale di smistamento di segnali molecolari ostili.

L’indagine ha permesso di isolare una molecola specifica all’interno delle vescicole tumorali, denominata miR-182-5p. Quando queste particelle vengono espulse dalla cellula cancerosa e assorbite dai macrofagi circostanti — cellule che dovrebbero normalmente distruggere il tumore — innescano un cambiamento radicale nel loro comportamento. Il microRNA disattiva i segnali di allerta immunitaria e attiva simultaneamente percorsi biochimici soppressivi. Di conseguenza, i macrofagi cessano la loro attività difensiva e iniziano paradossalmente a favorire lo sviluppo e la proliferazione della massa tumorale.

Cancro al pancreas: ecco come un nuovo studio lo ha reso vulnerabile

I risultati ottenuti sui modelli animali offrono una prospettiva incoraggiante per il futuro dei trattamenti. Iniettando nanoparticelle appositamente progettate per inibire il miR-182-5p, gli scienziati sono riusciti a ripristinare la funzione originaria dei macrofagi, permettendo loro di tornare a distruggere le cellule cancerose. Amrita Cheema sottolinea come questo approccio sia estremamente selettivo: a differenza di altre strategie che tentano di bloccare indiscriminatamente tutte le vescicole, questo metodo mira esclusivamente ai segnali dannosi, preservando l’integrità delle cellule sane e riducendo il rischio di effetti collaterali sistemici.

Il sistema di comunicazione identificato in questo studio non sembra essere un’esclusiva del cancro al pancreas. Poiché diverse tipologie di tumore sfruttano meccanismi di messaggistica analoghi per eludere il sistema immunitario, la strategia terapeutica proposta potrebbe essere adattata in futuro per trattare una vasta gamma di neoplasie. La sfida principale rimane ora l’ottimizzazione del trasporto dei farmaci all’interno del denso tessuto pancreatico; le fasi successive della ricerca si concentreranno infatti sullo sviluppo di sistemi di somministrazione basati su nanoparticelle ancora più sofisticati, capaci di colpire con precisione millimetrica le cellule tumorali umane.

Verso una nuova frontiera clinica per il carcinoma pancreatico

Il passaggio dalle scoperte di laboratorio alla pratica clinica rappresenta una delle fasi più delicate e cruciali della ricerca oncologica. Sebbene i risultati ottenuti dai ricercatori di Georgetown siano straordinariamente promettenti, la comunità scientifica concorda sulla necessità di completare rigorosi cicli di sperimentazione prima che questa terapia basata sull’inibizione del microRNA possa essere somministrata ai pazienti. Questo percorso richiede la validazione della sicurezza e dell’efficacia attraverso trial clinici multicentrici, volti a confermare che la riprogrammazione dei macrofagi osservata nei modelli murini si traduca in un beneficio terapeutico concreto e duraturo anche nell’essere umano.

Cancro al pancreas: ecco come un nuovo studio lo ha reso vulnerabile

Una delle sfide principali nel traslare questa scoperta risiede nell’estrema eterogeneità dei tumori pancreatici umani. Mentre i modelli sperimentali sono spesso standardizzati, i pazienti presentano microambienti tumorali unici, influenzati da variabili genetiche, metaboliche e dallo stile di vita. Ulteriori ricerche dovranno dunque stabilire se il bersaglio molecolare identificato, il miR-182-5p, mantenga lo stesso ruolo dominante in tutte le varianti della malattia o se debba essere integrato in un cocktail terapeutico più ampio. La speranza dei clinici è che questa scoperta non sia solo un nuovo farmaco, ma il capostipite di una classe di “immunomodulatori di precisione” in grado di smantellare le difese del tumore dall’interno.

Le prospettive per migliorare i tassi di sopravvivenza nel cancro al pancreas risiedono probabilmente nella combinazione di questa nuova strategia con i trattamenti già esistenti. La capacità di ripristinare la funzione immunitaria dei macrofagi potrebbe agire come un potente catalizzatore per le immunoterapie attuali, che spesso falliscono nel pancreas proprio a causa dell’ambiente immunosoppressivo. Indebolendo la barriera molecolare creata dalle vescicole extracellulari, i ricercatori sperano di rendere il tumore più vulnerabile sia alla chemioterapia citotossica che all’azione diretta dei linfociti T, trasformando un tumore “freddo” e impenetrabile in un bersaglio “caldo” e trattabile.

Cancro al pancreas: ecco come un nuovo studio lo ha reso vulnerabile

Nonostante la cautela imposta dai tempi della burocrazia medica e della sicurezza scientifica, i risultati offrono una luce significativa in un ambito oncologico storicamente povero di successi. L’idea di poter “disarmare” la comunicazione tumorale invece di limitarsi ad attaccare la massa cellulare rappresenta un cambio di paradigma che potrebbe ridefinire gli standard di cura nel prossimo decennio. La ricerca futura si concentrerà non solo sulla potenza del farmaco, ma anche sulla sua somministrazione mirata tramite nanoparticelle, riducendo al minimo l’impatto sul resto dell’organismo e migliorando drasticamente la qualità della vita dei pazienti affetti da questa aggressiva neoplasia.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.

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