Un team internazionale di paleontologi ha annunciato la scoperta di una nuova specie di grande lucertola preistorica: Bolg amondol. Il fossile è emerso dal Grand Staircase-Escalante National Monument, nel sud dello Utah (USA), ed è stato descritto ufficialmente sulla rivista scientifica Royal Society Open Science il 17 giugno 2025.

La scoperta non è solo affascinante per il nome, che è ispirato al principe dei goblin de Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien, ma anche per il valore scientifico che porta con sé: Bolg è un nuovo rappresentante dei monstersauri, un gruppo di lucertole corazzate imparentato con i moderni mostri di Gila, oggi diffusi nei deserti americani.
Bolg amondol: una scoperta in archivio!
Tutto è iniziato quasi per caso, quando Hank Woolley, ricercatore presso il Dinosaur Institute di Los Angeles, ha aperto un vecchio contenitore nel deposito fossili del Museo di Storia Naturale dello Utah. L’etichetta diceva semplicemente “lucertola”, ma all’interno c’erano resti molto più interessanti: frammenti di cranio, arti, vertebre e placche ossee.
“Appena ho visto quelle ossa, ho capito subito che erano qualcosa di raro. Non abbiamo molte testimonianze di lucertole di grandi dimensioni dalla Kaiparowits Formation, e questo fossile era decisamente speciale”, ha dichiarato Woolley.
Bolg amondol: un nome degno della Terra di Mezzo
Woolley ha battezzato la specie Bolg amondol, unendo la fantasia di Tolkien alla scienza. Il nome completo significa, in elfico Sindarin, “Bolg dalla testa a collina”, in riferimento alla forma bombata delle ossa craniche (osteodermi) tipica dei monstersauri.

Il nome non è solo un omaggio nerd, ma anche un modo per rendere la paleontologia più accessibile e memorabile, soprattutto per le nuove generazioni.
Una finestra su un ecosistema perduto
Secondo i ricercatori, Bolg viveva circa 76 milioni di anni fa, in un ambiente subtropicale ricco e stabile, popolato da dinosauri ma anche da numerosi piccoli e medi predatori. Oltre a Bolg, la Kaiparowits Formation ha restituito fossili di almeno altre due specie di lucertole carnivore, un numero sorprendente che fa pensare a un ecosistema molto più variegato di quanto immaginato.
“La presenza simultanea di questi rettili indica una nicchia ecologica ben strutturata. Non erano animali rari, ma parte integrante del sistema”, spiega il paleontologo Randy Irmis dell’Università dello Utah.
Quanto era grande questo “goblin” preistorico?
Le dimensioni di Bolg non sono da sottovalutare: si stima che potesse raggiungere il metro di lunghezza; una taglia simile al moderno varano della savana, e quindi piuttosto imponente per una lucertola.

Tra i tratti distintivi ci sono:
- Denti affilati e appuntiti, a forma di spina.
- Cranio corazzato con placche ossee rugose.
- Struttura scheletrica massiccia.
Secondo i paleontologi, sarebbe stato un predatore opportunista, in grado di nutrirsi di uova di dinosauro, piccoli animali e forse anche carcasse.
Una connessione tra continenti
Il parente più prossimo di Bolg è stato scoperto nel Deserto del Gobi, a migliaia di chilometri di distanza. Questo suggerisce che durante il Cretaceo ci fossero ancora connessioni terrestri (o isole-ponte) tra Asia e Nord America, percorse non solo dai dinosauri, ma anche da rettili più piccoli.
Un tassello in più per ricostruire le migrazioni e la biogeografia del tardo Mesozoico.
Una scoperta che sottolinea il valore delle collezioni museali
Quello di Bolg è un caso emblematico: il fossile era stato raccolto nel 2005, ma è rimasto nei cassetti del museo per quasi 20 anni. Solo oggi, grazie all’occhio esperto di un ricercatore specializzato in lucertole preistoriche, ha ricevuto l’attenzione che meritava.
“Le collezioni museali sono archivi viventi. Con le tecnologie e le conoscenze di oggi possiamo rivalutare fossili raccolti decenni fa e fare scoperte clamorose”, conclude Woolley.
Finanziamenti e collaborazione
Lo studio è frutto di una collaborazione tra:
- Natural History Museum of Los Angeles County
- University of Utah
- University of Central Oklahoma
- Smithsonian Tropical Research Institute
Ed è stato finanziato dalla National Science Foundation, dal Bureau of Land Management (BLM) e da enti di ricerca statunitensi.
Cosa ci lascia Bolg amondol?
Una nuova finestra aperta sull’evoluzione dei rettili, un tassello inedito della storia naturale del nostro pianeta, e una piccola grande lezione: le scoperte scientifiche non si fanno solo sul campo, ma anche nei cassetti dimenticati dei musei.