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Gli USA accelerano sulle missioni spaziali, ma l’ok resta volontario

La nuova certificazione punta a coprire attività oggi senza autorità competente e a ridurre i passaggi tra le agenzie.

Massimo 1 ora fa 5
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Gli Stati Uniti stanno preparando un nuovo sistema per autorizzare le missioni spaziali commerciali che oggi non rientrano chiaramente nelle competenze delle agenzie federali. L’Office of Space Commerce ha annunciato il 23 luglio 2026 che procederà con Space Commerce Certification, una procedura volontaria pensata per attività come la manutenzione dei satelliti, le stazioni private e altri servizi orbitali emergenti.

Contenuti di questo articolo
Come funzionerà l’autorizzazione delle missioni spaziali USAPerché la certificazione resta volontariaIl confronto con FCC e FAA definirà i limiti delle agenzie

Il progetto cerca di risolvere un problema concreto: molte operazioni spaziali di nuova generazione non sono un lancio, non usano necessariamente frequenze radio come attività principale e non ricadono nelle licenze tradizionali. Le aziende possono quindi trovarsi davanti a più enti, controlli sovrapposti oppure aspetti che nessuna autorità considera di propria competenza.

Come funzionerà l’autorizzazione delle missioni spaziali USA

Gli usa accelerano sulle missioni spaziali, ma l’ok resta volontario

Le imprese presenteranno informazioni sulla missione all’Office of Space Commerce, che coordinerà una valutazione tra le agenzie federali. La proposta adotta una presunzione di approvazione: se l’ufficio non interviene entro 120 giorni, la richiesta viene considerata accolta. Il sistema sarà inizialmente sperimentale e aperto alle attività vicine alla fase operativa.

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Le prime richieste saranno raccolte attraverso una call for interest nel Federal Register. Questa fase pilota servirà a verificare quali dati chiedere, come organizzare il confronto tra le amministrazioni e quali condizioni applicare prima di certificare una missione.

La valutazione dovrebbe partire da alcune domande essenziali: struttura dell’impresa, obblighi internazionali, sicurezza nazionale e caratteristiche tecniche dell’attività. Non è ancora stato indicato un settore prioritario, ma l’ufficio intende concentrarsi su tecnologie mature e missioni prossime all’avvio, evitando progetti ancora lontani dalla realizzazione.

Il riferimento istituzionale sarà l’Office of Space Commerce, struttura del Dipartimento del Commercio già impegnata nel sostegno all’industria spaziale statunitense e nella gestione di servizi legati alla sicurezza delle operazioni in orbita.

Perché la certificazione resta volontaria

Space Commerce Certification non sarà obbligatoria perché l’ufficio non dispone di una legge che gli permetta di imporre questa autorizzazione. Il governo punta quindi a rendere il percorso conveniente per le aziende, offrendo maggiore certezza regolatoria e riducendo la duplicazione delle verifiche richieste da altri enti.

Una società certificata potrebbe, per esempio, utilizzare parte della documentazione già approvata durante una successiva procedura presso la Federal Aviation Administration o la Federal Communications Commission. Tra i possibili casi citati rientrano la revisione del carico utile necessaria per una licenza di lancio e il piano di mitigazione dei detriti orbitali collegato ad alcune autorizzazioni radio.

Il quadro nasce anche dagli obblighi previsti dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico. Gli Stati che hanno aderito devono autorizzare e supervisionare le attività spaziali condotte dai propri soggetti nazionali, comprese quelle realizzate da società private.

Senza una procedura specifica, alcune attività possono restare in una zona regolatoria poco chiara. Il problema riguarda operazioni come il rifornimento in orbita, la rimozione dei detriti, i moduli abitativi commerciali, la produzione nello spazio e i satelliti progettati per modificare o utilizzare l’ambiente luminoso terrestre.

Il confronto con FCC e FAA definirà i limiti delle agenzie

La nuova certificazione interviene mentre negli Stati Uniti continua il confronto sulle competenze delle diverse autorità. La FCC autorizza l’uso delle frequenze e valuta diversi aspetti dei sistemi satellitari, ma alcune conseguenze ambientali, astronomiche o operative possono non rientrare nel suo mandato principale.

Il caso recente di Reflect Orbital ha reso visibile questa separazione. Nel concedere l’autorizzazione radio a un satellite progettato per riflettere la luce solare verso il suolo, la commissione ha indicato che le possibili conseguenze per l’ambiente e l’astronomia non facevano parte della propria valutazione.

Nello stesso periodo, esponenti sia repubblicani sia democratici della commissione scientifica della Camera hanno contestato l’estensione delle competenze FCC alla sicurezza spaziale e alla gestione del traffico orbitale. La commissione ha comunque approvato all’unanimità, il 22 luglio, nuove regole per rendere più rapide alcune licenze satellitari.

Space Commerce Certification potrebbe quindi diventare un punto di coordinamento, evitando che ogni agenzia allarghi autonomamente il proprio campo di intervento. Il risultato dipenderà però dall’utilità pratica del percorso: se la certificazione non ridurrà tempi e documentazione delle licenze successive, le imprese avranno pochi motivi per aderire volontariamente.

La pubblicazione della call for interest chiarirà quali missioni entreranno nel progetto pilota e quanto sarà concreto il limite dei 120 giorni. La questione più importante resterà legislativa: una procedura volontaria può offrire maggiore prevedibilità, ma solo il Congresso potrebbe trasformarla in un sistema stabile e obbligatorio per l’intero settore spaziale commerciale.

TAGGED:politica spazialeOffice of Space Commercemissioni spazialiregolamentazione spazialeFCC
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