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Salute

Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale

La crescente frequenza di incendi boschivi di vasta scala impone una riconsiderazione dei protocolli di protezione per le fasce di popolazione vulnerabile, con particolare riferimento alle gestanti. L'evidenza di un aumento statistico delle diagnosi di autismo in aree soggette a fumo intenso solleva interrogativi cruciali sulla tossicità differenziale tra inquinamento urbano e boschivo. La validazione di questi modelli teorici risulta fondamentale per l'implementazione di politiche di mitigazione del rischio e per il potenziamento dei sistemi di monitoraggio della qualità dell'aria nelle regioni a rischio

Denise Meloni 15 secondi fa Commenta! 10
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Una ricerca pionieristica suggerisce che l’esposizione al fumo intenso sprigionato dagli incendi boschivi durante il periodo gestazionale possa essere collegata a un incremento del rischio di autismo nei nascituri. Lo studio rappresenta l’indagine più vasta mai intrapresa su questo tema, avendo analizzato oltre 8,6 milioni di nascite avvenute in California tra il 2001 e il 2019. Per giungere a queste conclusioni, gli scienziati hanno incrociato i dati ambientali con i registri dei nati e le diagnosi di autismo fornite dal Dipartimento dei Servizi per lo Sviluppo della California fino al 2022.

Contenuti di questo articolo
Autismo: correlazione tra incendi boschivi e sviluppo neurologicoAnalisi dei dati e probabilità statisticheLa staticità della residenza anagrafica e la mobilità individuale
Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale
Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale

Autismo: correlazione tra incendi boschivi e sviluppo neurologico

L’analisi si è concentrata specificamente sul PM 2,5 originato dagli incendi, ovvero particelle microscopiche circa 30 volte più sottili di un capello umano, capaci di penetrare profondamente nell’organismo. I ricercatori hanno utilizzato modelli avanzati che integrano mappe degli incendi, monitor dell’aria e rilevazioni satellitari, tenendo conto di variabili cruciali come la geografia e le correnti del vento. Questo approccio ha permesso di distinguere tra il particolato derivante dalla combustione della vegetazione e quello prodotto dal coinvolgimento di case, veicoli e materiali sintetici nelle aree urbane limitrofe alle zone selvagge.

Sebbene i livelli medi di fumo abbiano mostrato solo deboli correlazioni con le diagnosi di autismo, i risultati cambiano radicalmente durante gli eventi di fumo ad alta intensità. Quando i livelli di particolato rientravano nel 10% più alto dei record storici, l’associazione con il rischio di autismo diventava significativamente più forte.

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Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale

Un dato sorprendente emerge dalle aree rurali o con aria solitamente più pulita: in queste regioni, l’associazione è risultata più pronunciata rispetto alle zone urbane già soggette a inquinamento di fondo. La professoressa Rebecca J. Schmidt sottolinea come i collegamenti più evidenti emergano proprio in corrispondenza delle esposizioni più estreme, un fenomeno preoccupante dato che tali incendi stanno diventando sempre più frequenti e intensi.

Per ottenere un quadro completo, il team ha stimato l’esposizione al fumo per un arco temporale che parte dai tre mesi precedenti la gravidanza fino a un anno dopo il parto. Grazie alla precisione dei modelli utilizzati, è stato possibile determinare non solo la quantità di fumo presente nell’atmosfera, ma anche la sua precisa origine. Questa capacità di differenziazione è fondamentale per comprendere come le diverse tipologie di combustione influiscano sullo sviluppo neurologico precoce e per definire meglio i rischi associati ai mutamenti climatici in corso.

Analisi dei dati e probabilità statistiche

Le evidenze scientifiche indicano che le gravidanze esposte al fumo degli incendi boschivi con un’intensità rientrante nel 10% superiore mostrano una probabilità di diagnosi di autismo del 6% più alta, dato calcolato al netto degli altri inquinanti atmosferici. Tuttavia, il legame diventa drammaticamente più evidente nelle aree caratterizzate da un’aria abitualmente più pulita. In questi contesti a basso inquinamento di fondo, le gestanti soggette ai picchi di fumo più estremi presentano una probabilità di riscontrare l’autismo nei figli superiore del 50%, suggerendo che l’impatto degli incendi sia molto più devastante dove l’ambiente è solitamente privo di smog industriale.

Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale

La ricerca evidenzia come la soglia critica sia rappresentata dai 35 microgrammi per metro cubo di particolato: quando il fumo raggiunge o supera questo livello, la probabilità di autismo aumenta in modo significativo, mentre le esposizioni a livelli inferiori non mostrano lo stesso schema.

Questa correlazione risulta particolarmente marcata nelle zone non metropolitane, dove la scarsa presenza di traffico e industrie rende i picchi di inquinamento da incendio molto più netti e influenti. Anche nelle grandi città, tuttavia, il fumo proveniente da incendi che colpiscono aree abitate, coinvolgendo la combustione di edifici e materiali sintetici, è stato collegato a una maggiore incidenza di casi a causa dell’alta tossicità delle particelle rilasciate.

Nonostante la forza dei dati, la professoressa Rebecca Schmidt chiarisce che lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto diretto, ma si integra in un solido corpo di ricerche che evidenziano come le esposizioni ambientali prenatali possano alterare lo sviluppo neurologico.

Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale

I risultati convergono con indagini condotte nella California meridionale e confermano altri studi epidemiologici che associano il fumo degli incendi a nascite pretermine e variazioni del peso neonatale. Karl O’Sharkey, epidemiologo dell’UCLA, sottolinea come queste scoperte siano coerenti con precedenti analisi che legavano inquinanti urbani come benzene, nichel e biossido di azoto a una maggiore probabilità di autismo.

La complessità dell’inquinamento atmosferico emerge chiaramente da questo lavoro: non si tratta di un’esposizione uniforme, poiché la composizione chimica, la fonte e l’intensità del particolato giocano ruoli determinanti nel neurosviluppo. Per questo motivo, gli esperti invocano la necessità di politiche pubbliche mirate e preventive. Tra le soluzioni proposte figurano una gestione più rigorosa della vegetazione boschiva, una pianificazione oculata dell’uso del territorio, il potenziamento dei sistemi di filtrazione dell’aria negli edifici e la creazione di rifugi sicuri per garantire aria pulita alla popolazione durante le emergenze climatiche.

La staticità della residenza anagrafica e la mobilità individuale

Uno dei principali limiti intrinseci a questa tipologia di studi epidemiologici su vasta scala risiede nella modalità di tracciamento dell’esposizione, che si basa esclusivamente sull’indirizzo di residenza registrato al momento del parto. Questo approccio presuppone che la gestante sia rimasta nello stesso luogo per l’intera durata della gravidanza e nei mesi precedenti, ignorando completamente l’eventualità di traslochi o spostamenti temporanei.

Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale

Tale semplificazione metodologica impedisce di registrare con precisione la reale quantità di particolato inalata nel caso in cui la persona si sia allontanata dalle zone colpite dal fumo proprio durante i picchi di inquinamento, o al contrario, se si sia spostata verso aree a maggiore densità di fumo.

Oltre alla questione della residenza, la stima basata sul domicilio non è in grado di mappare la variabilità dell’esposizione nel contesto della vita quotidiana. Le persone trascorrono una parte consistente del proprio tempo fuori casa, specialmente sul posto di lavoro o in luoghi pubblici, dove le condizioni dell’aria e l’efficacia dei sistemi di filtrazione potrebbero differire radicalmente da quelle dell’abitazione principale.

Allo stesso modo, il tempo trascorso all’aperto rappresenta una variabile critica che il modello attuale non può quantificare. Una gestante che trascorre molte ore all’esterno durante un evento di fumo intenso subisce un carico di particolato PM 2,5 drasticamente superiore rispetto a chi rimane in ambienti chiusi e protetti, ma questa distinzione fondamentale non emerge dai dati geolocalizzati basati unicamente sull’indirizzo.

Autismo e incendi boschivi: il nuovo legame tra fumo intenso e sviluppo prenatale

Un ulteriore elemento di incertezza deriva dalla fonte utilizzata per identificare i casi di autismo, ovvero i registri del Dipartimento dei Servizi per lo Sviluppo dello Stato della California. Sebbene questo database sia una risorsa preziosa, esso non costituisce un inventario esaustivo di ogni diagnosi effettuata sul territorio. Molti bambini potrebbero ricevere una diagnosi di autismo ma non essere inseriti nel sistema statale per diverse ragioni, tra cui l’accesso a servizi privati, la mancanza di richiesta per i sussidi pubblici o barriere socio-economiche che limitano l’interazione con le istituzioni.

Questa parzialità dei dati suggerisce che i numeri riportati dallo studio potrebbero rappresentare una sottostima della reale prevalenza del fenomeno. Se una parte significativa della popolazione sfugge al monitoraggio ufficiale, le correlazioni osservate potrebbero essere meno marcate rispetto a quelle effettive, o potrebbero non riflettere pienamente la distribuzione del disturbo in tutte le fasce della popolazione.

La discrepanza tra le diagnosi registrate e quelle reali introduce una sfida interpretativa: è possibile che l’impatto del fumo degli incendi sullo sviluppo neurologico sia ancora più profondo di quanto suggerito dai calcoli attuali, ma rimanga parzialmente occultato dalla natura frammentaria delle rilevazioni istituzionali.

Lo studio è stato pubblicato su Environment International.

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