Apple Epic Games torna a muoversi sul terreno giudiziario più delicato per l’App Store. Le due aziende hanno chiesto al tribunale distrettuale statunitense di rinviare alcune scadenze del procedimento mentre Apple prova a ottenere una sospensione fino alla decisione della Corte Suprema USA.
La posta in gioco non riguarda solo Fortnite o una vecchia lite tra due colossi. Al centro ci sono i link verso pagamenti esterni, le commissioni che Apple può chiedere agli sviluppatori e il modo in cui iOS controlla l’economia delle app.
Il caso arriva in una fase in cui Apple sta già cambiando molti pezzi del proprio ecosistema, dalle funzioni software alla gestione dell’intelligenza artificiale. Anche il lavoro su Siri AI su iOS 27 mostra quanto il controllo della piattaforma resti centrale nella strategia dell’azienda.
Perché Apple ed Epic chiedono tempo

Apple vuole evitare che il tribunale distrettuale e la Corte Suprema procedano in parallelo sullo stesso nodo. La società deve presentare una richiesta di sospensione, Epic può rispondere e il giudice deve decidere se fermare le scadenze già fissate sul caso App Store.
Il calendario proposto è stretto. Apple dovrebbe depositare la mozione entro il 6 luglio, Epic rispondere entro il 10 luglio e Apple replicare entro il 13 luglio. Fino alla firma della giudice Yvonne Gonzalez Rogers, però, le scadenze precedenti restano formalmente valide.
La scadenza più pesante era proprio il 6 luglio. Apple avrebbe dovuto spiegare come intendeva applicare la decisione del Nono Circuito, inclusa una possibile struttura di commissioni per gli acquisti completati tramite link esterni all’App Store.
Qui sta il punto tecnico. Apple non contesta solo l’obbligo di permettere collegamenti verso sistemi di pagamento alternativi. Contesta anche il modo in cui è stata giudicata inadempiente rispetto all’ingiunzione del 2021.
Cosa deve decidere la Corte Suprema

La Corte Suprema USA ha accettato di esaminare una parte del ricorso Apple nel caso registrato come Apple Inc. v. Epic Games, Inc.. Il tema ammesso riguarda il giudizio di oltraggio alla corte, non l’intera portata dell’ingiunzione.
Apple aveva chiesto due cose. La prima: chiarire se potesse essere dichiarata in contempt per aver imposto commissioni sugli acquisti effettuati tramite link esterni, anche se l’ordine originale non vietava in modo esplicito quelle commissioni. La seconda: limitare l’effetto dell’ingiunzione ai rapporti con Epic, invece di applicarla a tutti gli sviluppatori.
La Corte Suprema ha preso solo il primo punto. Ha quindi lasciato fuori la questione più ampia, cioè se un giudice federale possa imporre modifiche alle regole App Store a beneficio di sviluppatori non direttamente parte della causa.
Il precedente resta pesante. Epic aveva citato Apple nel 2020 contro le regole dell’App Store. Nel 2021 il tribunale aveva imposto ad Apple di non bloccare gli sviluppatori che indirizzano gli utenti verso opzioni di pagamento esterne. In seguito Apple ha consentito i link, ma ha applicato nuove condizioni e una commissione che ha riacceso lo scontro.
- La causa Epic contro Apple è partita nel 2020.
- L’ingiunzione chiave sulle alternative di pagamento risale al 2021.
- La commissione contestata sui pagamenti esterni è arrivata fino al 27%.
Perché questa causa conta per chi usa app e iPhone

A prima vista sembra una disputa tra avvocati. In realtà può incidere su prezzi, abbonamenti, acquisti in app e margini degli sviluppatori. Se Apple mantiene una commissione anche sui pagamenti esterni, il vantaggio economico per utenti e software house può ridursi molto.
Se invece i giudici limitano la possibilità di Apple di applicare costi o barriere, gli sviluppatori potrebbero avere più spazio per proporre offerte fuori dall’App Store. Non significa automaticamente prezzi più bassi per tutti, ma cambia l’equilibrio tra piattaforma e app.
Il tema si lega anche al controllo dell’esperienza iOS. Apple difende da anni un modello chiuso, fondato su sicurezza, qualità e integrazione. Lo stesso approccio emerge nelle scelte di design e interfaccia, come si è visto con Liquid Glass su iOS 27, dove ogni modifica passa dal controllo centrale della piattaforma.
Epic porta avanti la tesi opposta: l’App Store sarebbe troppo vincolante e Apple userebbe la propria posizione per trattenere valore anche quando il pagamento avviene fuori dal sistema interno. Il conflitto non è quindi solo legale. È economico e industriale.
La prossima fase dipende da due passaggi. Prima il tribunale distrettuale deve decidere se accettare il rinvio delle scadenze. Poi la Corte Suprema dovrà pronunciarsi sul nodo dell’oltraggio. Fino ad allora, sviluppatori e utenti restano davanti a una domanda concreta: quanto potrà ancora pesare Apple su un acquisto fatto fuori dall’App Store?