Sotto chilometri di ghiaccio si estende un continente che non è mai stato piatto né immobile. Una nuova mappa scientifica mostra valli, canyon e antichi sistemi fluviali sepolti, elementi che incidono sul modo in cui il ghiaccio si muove oggi. Il risultato cambia il modo di leggere il futuro dell’Antartide, soprattutto in relazione alla crisi climatica e al livello dei mari.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, nasce dal lavoro congiunto di un team guidato dall’Università Grenoble-Alpes e dall’Università di Edimburgo. L’obiettivo era chiaro: ridurre le zone d’ombra su ciò che si trova sotto la calotta glaciale antartica, un fattore decisivo per capire come e quanto velocemente i ghiacci possono reagire al riscaldamento globale.
Un continente sepolto, ma tutt’altro che semplice

Quando si pensa all’Antartide, l’immaginario comune è quello di una distesa uniforme di ghiaccio. In realtà, sotto questa copertura spessa fino a tre chilometri, esiste una geografia articolata. La nuova mappa mostra valli profonde e strette, ampie pianure modellate dall’erosione e canali fluviali interrati lunghi centinaia di chilometri. Non sono dettagli marginali: queste strutture controllano la direzione e la velocità con cui il ghiaccio scorre verso l’oceano.
Il ghiaccio non è una massa rigida. Si comporta come un fluido molto denso, che reagisce alle pendenze e agli ostacoli del terreno sottostante. Conoscere la forma di quel terreno significa prevedere meglio dove il ghiaccio accelererà, dove rallenterà e dove risulta più vulnerabile alla fusione.
Come è stata costruita la mappa più dettagliata di sempre
Il cuore dello studio sta nel metodo. I ricercatori hanno combinato osservazioni satellitari ad alta risoluzione, misurazioni dello spessore del ghiaccio e modelli fisici dei flussi glaciali. Non si tratta di una semplice fotografia del sottosuolo, ma di una ricostruzione basata sulle leggi che regolano il movimento dei ghiacci.
La superficie del ghiaccio, vista dallo spazio, presenta lievi variazioni di altezza. Queste ondulazioni minime riflettono ciò che accade molto più in basso. Anche un canyon profondo 100 metri, se coperto da chilometri di ghiaccio, provoca in superficie solo un abbassamento di pochi metri. Per un osservatore sul posto è impossibile accorgersene. Per i satelliti, no.
Dettagli invisibili che cambiano tutto

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio è la quantità di informazioni recuperabili dalla sola forma del ghiaccio superficiale. Alcune delle strutture individuate risultano più antiche della stessa calotta glaciale, il che suggerisce che l’Antartide, prima di essere sepolta dai ghiacci, ospitasse fiumi e sistemi di drenaggio simili a quelli di altri continenti.
Questa scoperta apre nuove prospettive sul passato geologico della regione, ma ha ricadute dirette anche sul presente. Un letto glaciale irregolare può incanalare il ghiaccio verso l’oceano, accelerandone la perdita. Al contrario, alcune configurazioni possono agire come freni naturali.
Perché questa mappa riduce l’incertezza climatica
I modelli climatici che simulano l’evoluzione dei ghiacciai antartici dipendono in modo critico dalla conoscenza del terreno sottostante. Fino a oggi, molte aree erano note con un livello di dettaglio molto basso. Questo introduceva margini di errore elevati nelle previsioni sull’innalzamento del livello dei mari.
Con una mappa più precisa, i ricercatori possono:
- stimare con maggiore accuratezza la velocità di scorrimento dei ghiacci;
- individuare le zone più sensibili a un aumento delle temperature oceaniche;
- migliorare le simulazioni sul contributo futuro dell’Antartide al livello globale dei mari.
Non si tratta di allarmismo, ma di affinare gli strumenti di previsione. Sapere dove il ghiaccio è più instabile consente di preparare scenari più realistici per le prossime decadi.
Un lavoro che cambia il modo di osservare i ghiacci
Il progetto dimostra anche un punto metodologico chiave: non sempre servono perforazioni o missioni sul campo estreme per ottenere dati cruciali. L’uso intelligente dei satelliti, unito a modelli fisici solidi, permette di estrarre informazioni profonde partendo da segnali minimi.
Secondo i ricercatori, questo approccio può essere esteso anche ad altre regioni glaciali del pianeta, dalla Groenlandia alle grandi calotte montane. Ogni miglioramento nella lettura del sottosuolo glaciale equivale a una riduzione dell’incertezza nei modelli climatici globali.
Un continente che continua a parlare, anche da sotto il ghiaccio
L’Antartide resta uno dei luoghi meno accessibili della Terra, ma non è più una pagina bianca. Ogni nuova mappa aggiunge tasselli a una storia complessa fatta di fiumi antichi, montagne sepolte e ghiacci in movimento costante. Comprendere questa storia è essenziale per interpretare ciò che accadrà in futuro, non solo al Polo Sud, ma lungo tutte le coste del pianeta.