La scienza a volte intercetta i fantasmi. Non quelli delle leggende, ma qualcosa di ancora più inquietante: i residui di esplosioni cosmiche così violente da sfidare la comprensione umana, avvenute lontanissimo da noi e mai rivolte nella nostra direzione.
È quello che è successo con ASKAP J005512-255834, un segnale radio anomalo captato dal radiotelescopio australiano ASKAP e ora al centro di uno studio guidato dall’Università di Sydney, con la partecipazione dell’Italia attraverso l’Istituto Nazionale di Astrofisica di Brera e Torino.
Lo studio è disponibile su arXiv ed è in via di pubblicazione su The Astrophysical Journal. E quello che descrive potrebbe essere l’esempio più convincente mai osservato del bagliore residuo di un lampo di raggi gamma.
Cos’è un lampo di raggi gamma e perché è così difficile da captare
I lampi di raggi gamma sono tra gli eventi più estremi che l’universo possa produrre. Rilasciano in pochi secondi una quantità di energia paragonabile a quella che il Sole emetterà nell’intera sua vita.
Il problema è che sono direzionali. Come un faro puntato in una direzione precisa, il lampo iniziale è visibile solo se è rivolto esattamente verso di noi. Se punta altrove, per noi non esiste.
O almeno, così sembrava.
Le onde d’urto che viaggiano oltre il lampo

Quando un lampo di raggi gamma si propaga nello spazio a velocità prossima a quella della luce, genera onde d’urto supersoniche. Queste onde si espandono in tutte le direzioni, indipendentemente dall’orientamento del lampo originale.
Sono questi echi radio, non il lampo stesso, a poter essere rilevati anche quando l’esplosione non era rivolta verso la Terra.
Il punto critico è che captarli resta straordinariamente difficile. Il fenomeno che dovrebbe annunciarne l’arrivo è invisibile. E quando il segnale raggiunge finalmente i nostri strumenti, spesso è già così debole da risultare irrilevabile.
ASKAP: il radiotelescopio che ascolta il cosmo
Il protagonista tecnico di questa storia è l’Australian SKA Pathfinder, noto come ASKAP, un radiotelescopio composto da 36 antenne situato nell’Australia occidentale.
Non è uno strumento qualsiasi. ASKAP è progettato per sorvegliare ampie porzioni di cielo in modo sistematico, cercando segnali transienti, ovvero fenomeni radio che compaiono, si intensificano e poi svaniscono.
È esattamente il tipo di strumento adatto a cacciare fantasmi cosmici.
Il segnale che non doveva esserci
Il team di ricerca guidato da Ashna Gulati stava analizzando i dati di ASKAP alla ricerca di questi echi quando ha individuato qualcosa di inatteso: un segnale radio che in precedenza semplicemente non c’era.
Il segnale si è intensificato rapidamente, raggiungendo una potenza paragonabile alle onde radio emesse da miliardi di Soli. Poi ha iniziato a svanire gradualmente.
Due dettagli aggiuntivi lo rendono particolarmente interessante: il bagliore non era rilevabile nella luce visibile e nemmeno nei raggi X. Caratteristiche perfettamente coerenti con quello che ci si aspetta dall’eco di un lampo di raggi gamma non orientato verso di noi.
Cosa potrebbe essere ASKAP J005512-255834

I ricercatori sono cauti, come è giusto che sia. Il candidato principale rimane il bagliore residuo di un lampo di raggi gamma passato inosservato perché puntava altrove rispetto alla Terra.
Ma c’è un’altra ipotesi sul tavolo: una stella che si è avvicinata troppo a un buco nero, venendo distrutta dalle forze di marea in quello che gli astronomi chiamano evento di disruzione mareale.
| Ipotesi | Caratteristiche compatibili | Elementi incerti |
|---|---|---|
| Eco di lampo di raggi gamma | Assenza di segnale visibile e X, intensità radio estrema | Lampo iniziale non rilevato |
| Disruzione mareale stellare | Evoluzione temporale del segnale | Profilo spettrale da confermare |
Nessuna delle due interpretazioni è esclusa. Servono ulteriori osservazioni per sciogliere il nodo.
Il contributo italiano: INAF di Brera e Torino
Vale la pena sottolinearlo: l’Italia è dentro questa ricerca. L’Istituto Nazionale di Astrofisica, attraverso le sedi di Brera e Torino, ha contribuito allo studio che potrebbe riscrivere la nostra capacità di osservare eventi cosmici estremi.
Non è un ruolo marginale. La partecipazione italiana all’astrofisica internazionale ad alto livello è una realtà concreta, spesso sottorappresentata nel racconto mediatico.
Perché questa scoperta cambia le regole del gioco

Fino ad oggi, i lampi di raggi gamma non orientati verso la Terra erano considerati invisibili per definizione. Rilevarli era teoricamente possibile, ma nessuno aveva ancora trovato un candidato abbastanza solido da rendere l’ipotesi credibile.
ASKAP J005512-255834 potrebbe cambiare questa prospettiva.
Se la conferma arriverà, vorrà dire che possiamo iniziare a mappare esplosioni cosmiche che finora ci sfuggivano completamente. Una finestra nuova sull’universo violento, aperta grazie a un segnale radio che quasi non riuscivamo a sentire.
Cosa succede adesso
La ricerca è in fase di revisione per la pubblicazione su The Astrophysical Journal. Nel frattempo, il segnale continuerà a essere monitorato per tracciarne l’evoluzione e raccogliere dati che possano confermare o escludere le ipotesi in campo.
L’universo ha lasciato un’impronta. Gli scienziati stanno cercando di capire di chi è.
FAQ
Cos’è ASKAP J005512-255834? È la sigla assegnata a un segnale radio anomalo captato dal radiotelescopio ASKAP in Australia. Potrebbe essere il bagliore residuo di un lampo di raggi gamma non rivolto verso la Terra.
Cos’è un lampo di raggi gamma? È uno degli eventi più energetici dell’universo, capace di rilasciare in pochi secondi un’energia enorme. È direzionale: lo vediamo solo se punta verso di noi.
Perché è difficile captare i bagliori residui dei lampi di raggi gamma? Perché il segnale che precede il loro arrivo è invisibile e, quando raggiunge i nostri strumenti, spesso è già troppo debole per essere rilevato.
Cos’è ASKAP? L’Australian SKA Pathfinder è un radiotelescopio composto da 36 antenne nell’Australia occidentale, progettato per monitorare ampie porzioni di cielo alla ricerca di fenomeni radio transienti.
Qual è il ruolo dell’Italia in questa ricerca? L’Istituto Nazionale di Astrofisica, nelle sedi di Brera e Torino, ha partecipato allo studio guidato dall’Università di Sydney.
C’è un’alternativa all’ipotesi del lampo di raggi gamma? Sì. I ricercatori non escludono che si tratti di una stella distrutta dalle forze gravitazionali di un buco nero, un evento noto come disruzione mareale.
Ti aspettavi che potessimo captare esplosioni cosmiche che non puntavano nemmeno verso di noi? Scrivilo nei commenti. E se vuoi restare aggiornato sulle scoperte più incredibili dell’astronomia, seguici su Instagram: ne parliamo ogni giorno.