Ti sarai chiesto miriadi di volte come fare amicizia con le persone intorno a te, questa guida è un po’ diversa dalle altre e nasce come riflessione ma ha un obiettivo molto più ampio: capire come si costruiscono relazioni di amicizia sane e durature, anche (e soprattutto) per chi non si sente naturalmente portato alla socialità.

È scritta pensando a chi è cresciuto sentendosi timido, impacciato o fuori posto ed è una condizione più comune di quanto si ammetta, specialmente nel mondo tech. Ed è anche un promemoria per l’età adulta, perché certe insicurezze non spariscono: impariamo semplicemente a conviverci meglio.
Nel tempo, però, capita di incontrare persone straordinarie: individui curiosi, vitali, capaci di vivere con energia e gratitudine. Guardandole, viene spontaneo chiedersi cosa funzioni davvero nelle relazioni umane, al di là di mode, algoritmi sociali o consigli motivazionali usa-e-getta.
Quello che segue non è un manuale definitivo, né una formula universale. È una raccolta di principi pratici che, nella mia esperienza, favoriscono connessioni autentiche.
Amicizia: ma come si fa a farla?
Andiamo con ordine e scopriamo come fare amicizia con la gente.
1. Positività non significa negare i problemi
Condividere le proprie difficoltà è sano e necessario. Tuttavia, una negatività costante – lamentele continue, cinismo verso tutto e tutti – tende ad allontanare le persone; la chiave non è “non lamentarsi mai”, ma mostrare di avere un atteggiamento costruttivo: parlare dei problemi spiegando anche come li si affronta.
2. Saper ascoltare è una competenza sottovalutata
Nel mondo dei social siamo abituati a parlare, non ad ascoltare; essere sinceramente interessati agli altri – anche quando la loro vita sembra ordinaria – fa la differenza: tutti hanno qualcosa di interessante, se si è disposti a cercarlo.

Chi parla solo di sé e non ascolta mai difficilmente diventerà un buon amico. Ma spesso vale comunque la pena dare tempo alle persone: l’empatia non è immediata.
3. Energia non vuol dire essere iperattivi
Non serve essere sempre euforici. Serve curiosità, interesse per ciò che si fa, una presenza viva.
Le persone sono naturalmente attratte da chi trasmette coinvolgimento, non da chi sembra annoiato da tutto.
4. Fare cose rende interessanti
Chi è curioso tende a:
- imparare,
- sperimentare,
- creare,
- esplorare.
Questo vale nel tempo libero come nel lavoro. Non si tratta di “fare cose per apparire”, ma di restare aperti all’esperienza. Chi si chiude, inevitabilmente, diventa meno accessibile anche agli altri.
5. Saper raccontare è un’abilità
Le storie troppo lunghe e senza ritmo fanno perdere attenzione rapidamente.
Una buona storia:
- è essenziale,
- ha un punto di interesse chiaro,
- arriva a una conclusione.
Raccontare bene è una competenza allenabile, come il public speaking o la scrittura. Non è talento innato.
6. Il linguaggio non verbale conta
Un atteggiamento aperto, un sorriso naturale, uno sguardo rilassato comunicano disponibilità.
Non si tratta di recitare una parte, ma di ridurre le barriere difensive che spesso alziamo senza accorgercene.
7. Esporsi un minimo è inevitabile
Provare cose nuove comporta disagio:
- parlare in pubblico,
- cantare,
- esporsi con un’idea,
- uscire dalla propria comfort zone.

Ma questa apertura segnala qualcosa di fondamentale: disponibilità alla vita. Ed è una qualità che attira.
8. Calma > dramma
Reagire in modo eccessivo a problemi minori è uno dei comportamenti più respingenti; l’energia positiva funziona solo se accompagnata da stabilità emotiva. Nella maggior parte dei casi, le cose sono meno gravi di quanto sembrino.
9. Autenticità prima di tutto
Questo punto è il più importante.
Non si tratta di “diventare una versione migliore per piacere agli altri” e si tratta di scegliere consapevolmente quale versione di sé portare nel mondo, evitando di recitare o di impressionare.

Quando autenticità e altri consigli entrano in conflitto, vince sempre l’autenticità.
10. Essere in pace con se stessi cambia tutto
Le persone che si autosvalutano continuamente raramente ispirano fiducia; accettare i propri limiti – senza indulgere nell’autocritica distruttiva – è un atto di maturità.
Imparare a riconoscere il proprio valore non è egoismo: è igiene mentale.
Conclusione
Nessuno è perfetto nelle relazioni, specie nel farsi nuovi amici e nessuno applica sempre tutti questi principi. Ma se riconosci un’area in cui senti di “non funzionare”, non leggerla come una condanna: leggila come una possibilità di crescita.
Nel mondo tech siamo abituati a migliorare sistemi iterativamente. Le relazioni umane non fanno eccezione.