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Salute

Alimenti ultra-processati: rischi per la fertilità e lo sviluppo embrionale

Il legame tra dieta e successo riproduttivo si arricchisce di nuovi dati riguardanti gli alimenti ultra-processati, la cui diffusione nelle diete moderne è in costante crescita. Studi emergenti indicano che una dieta ricca di alimenti ultra-processati e povera di nutrienti essenziali può rallentare la crescita dell'embrione nelle prime settimane di gestazione e aumentare i tempi necessari al concepimento, evidenziando la necessità di una revisione delle abitudini alimentari nel periodo preconcezionale

Denise Meloni 17 secondi fa Commenta! 7
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Una nuova ricerca evidenzia come il consumo elevato di alimenti ultra-processati (UPF) sia correlato non solo a una riduzione della fertilità maschile, ma anche a un rallentamento della crescita embrionale nelle fasi iniziali e a una riduzione volumetrica del sacco vitellino, elemento determinante per lo sviluppo del feto. Gli autori dello studio sottolineano che limitare l’apporto di tali prodotti, specialmente durante il periodo del concepimento e nel corso della gravidanza, rappresenti una scelta vantaggiosa per la salute sia dei genitori che dell’embrione.

Contenuti di questo articolo
Impatto degli alimenti ultra-processati sulla salute riproduttivaMetodologia della ricerca e coorte dello studio Generation RDifferenze di genere nell’impatto degli alimenti ultra-processati
Alimenti ultra-processati: rischi per la fertilità e lo sviluppo embrionale
Alimenti ultra-processati: rischi per la fertilità e lo sviluppo embrionale

Impatto degli alimenti ultra-processati sulla salute riproduttiva

Gli alimenti ultra-processati si distinguono per un elevato grado di trasformazione industriale e sono tipicamente caratterizzati da eccessive quantità di zuccheri aggiunti, sale, grassi saturi e trans, oltre a una vasta gamma di additivi. Di contro, risultano carenti di fibre, nutrienti essenziali e componenti integrali, essendo progettati prioritariamente per la produzione di massa e la praticità di consumo piuttosto che per il valore nutritivo. In diverse nazioni ad alto reddito, questi prodotti arrivano a coprire circa il 50-60% del fabbisogno calorico giornaliero della popolazione.

Alimenti ultra-processati: rischi per la fertilità e lo sviluppo embrionale

Nonostante sia ampiamente dimostrato che il benessere materno e paterno condizioni il successo riproduttivo e la salute della prole, fino ad ora mancavano indagini specifiche sull’effetto combinato del consumo di UPF da parte di entrambi i genitori. La dottoressa Romy Gaillard, pediatra e docente presso l’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, ha evidenziato come, nonostante l’ubiquità di tali alimenti nelle diete moderne, si disponga ancora di scarse evidenze scientifiche circa la loro influenza sulla fertilità umana e sulle primissime fasi dello sviluppo.

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Metodologia della ricerca e coorte dello studio Generation R

La dottoressa Gaillard, insieme al suo team di ricerca, ha esaminato i dati relativi a 831 donne e 651 partner maschili partecipanti al Generation R Study Next Program. Questo studio prospettico su base di popolazione ha monitorato i genitori partendo dalla fase preconcezionale fino alla prima infanzia dei figli, includendo coppie arruolate tra il 2017 e il 2021. La valutazione del regime alimentare genitoriale è stata effettuata tramite un questionario somministrato intorno alla dodicesima settimana di gestazione, momento in cui tutte le partecipanti erano già in stato di gravidanza.

All’interno dell’indagine, i diversi alimenti consumati sono stati suddivisi nelle categorie UPF e non-UPF, quantificando l’apporto di cibi ultra-processati come percentuale del peso totale di cibo assunto quotidianamente. I dati raccolti hanno rivelato un consumo mediano di UPF pari al 22% per le donne e al 25% per gli uomini. Oltre alle abitudini alimentari, i ricercatori hanno raccolto informazioni cruciali riguardanti il tempo necessario al concepimento e la fecondità, definendo come subfertilità i casi in cui il concepimento ha richiesto dodici o più mesi o il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Alimenti ultra-processati: rischi per la fertilità e lo sviluppo embrionale

Per monitorare lo sviluppo precoce, il team ha utilizzato l’ecografia transvaginale a sette, nove e undici settimane di gestazione, misurando la lunghezza vertice-coccige (CRL) dell’embrione e il volume del sacco vitellino. Secondo quanto dichiarato da Celine Lin, prima autrice dello studio, sebbene il consumo di UPF nelle donne non abbia mostrato una correlazione costante con il rischio di subfertilità, è emersa una chiara associazione con una crescita embrionale e dimensioni del sacco vitellino leggermente ridotte entro la settima settimana.

Pur trattandosi di variazioni numericamente contenute, tali evidenze risultano di grande rilievo scientifico, dimostrando come l’impatto dei cibi ultra-processati trascenda la salute materna per influenzare direttamente lo sviluppo iniziale della prole.

Differenze di genere nell’impatto degli alimenti ultra-processati

Le analisi condotte sugli uomini hanno rivelato che un elevato consumo di UPF è correlato a un rischio maggiore di subfertilità e a tempi più prolungati per il raggiungimento della gravidanza, sebbene non sembri influenzare direttamente lo sviluppo embrionale precoce.

Questa discrepanza può essere attribuita alla particolare sensibilità degli spermatozoi alla composizione dietetica, mentre il consumo materno di tali alimenti agisce in modo più diretto sull’ambiente uterino, condizionando lo sviluppo dell’embrione sin dalle primissime fasi della vita. Secondo la dottoressa Gaillard, i risultati suggeriscono che una dieta povera di alimenti ultra-processati rappresenti la scelta ottimale per entrambi i partner, favorendo non solo il benessere individuale ma anche le probabilità di successo riproduttivo e la salute del nascituro.

Alimenti ultra-processati: rischi per la fertilità e lo sviluppo embrionale

La letteratura scientifica ha già dimostrato che un rallentamento della crescita embrionale nel primo trimestre aumenta il rischio di esiti avversi alla nascita, quali il parto prematuro e il basso peso alla neonatale, oltre a predisporre a problematiche cardiache e vascolari durante l’infanzia.

Allo stesso modo, un’alterazione nella formazione del sacco vitellino è associata a una maggiore incidenza di aborti spontanei e nascite pretermine. Sebbene lo studio sia di natura osservazionale e non possa stabilire un rapporto di causalità diretta, esso documenta per la prima volta una chiara associazione tra il consumo di UPF in entrambi i genitori e gli esiti della fertilità e dello sviluppo umano precoce.

La ricerca apre la strada a ulteriori indagini necessarie per replicare questi risultati in popolazioni differenti e per identificare i meccanismi biologici sottostanti, valutando se gli effetti siano dovuti allo scarso valore nutrizionale degli alimenti o all’esposizione ad additivi e microplastiche. Il team mira inoltre a verificare se le differenze osservate nelle prime fasi gestazionali abbiano ripercussioni a lungo termine sulla crescita e sullo sviluppo dei bambini.

In ultima analisi, questo lavoro invita a superare l’idea che la salute della prole dipenda esclusivamente dallo stile di vita materno, sottolineando l’importanza cruciale della salute maschile nel periodo preconcezionale, un ambito tradizionalmente trascurato dalla medicina riproduttiva.

Lo studio è stato pubblicato su arXiv.

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