Un nuovo visitatore dallo spazio profondo ha fatto il suo ingresso nel nostro sistema solare. Si chiama 3I/ATLAS ed è il terzo oggetto interstellare mai osservato dall’umanità, dopo 1I/ʻOumuamua (2017) e 2I/Borisov (2019); la scoperta è stata annunciata lo scorso 3 luglio e segna un momento storico per l’astronomia moderna.

A identificarlo per primi è stato un team internazionale di ricercatori, tra cui Aster Taylor, dottoranda all’Università del Michigan, e Darryl Seligman della Michigan State University e i due hanno già pubblicato uno studio preliminare e un editoriale divulgativo su Space.com, aprendo la strada a una nuova stagione di osservazioni astronomiche.
Cosa rende speciale 3I/ATLAS?
Gli oggetti interstellari sono corpi celesti provenienti da altri sistemi stellari, che attraversano il nostro sistema solare senza legarsi in orbita al Sole. Questi eventi sono rarissimi, ma preziosissimi: rappresentano finestre aperte su mondi lontani, formatisi in condizioni diverse da quelle del nostro sistema.
3I/ATLAS è probabilmente una cometa interstellare, avvolta da una chioma (coma) di gas e polveri che potrebbe attivarsi ulteriormente man mano che si avvicina al Sole; al momento si trova ancora molto lontano e non si avvicinerà più di quanto sia già la Terra rispetto al Sole, ma telescopi spaziali come Hubble e JWST si stanno preparando a studiarlo nel dettaglio.
Velocissimo, gigantesco e antichissimo
Le prime analisi suggeriscono che 3I/ATLAS è più veloce, più grande e più vecchio dei suoi predecessori. Viaggia a circa 60 km/s (oltre 130.000 km/h!), il doppio rispetto a ʻOumuamua, ed è stato stimato un diametro fino a 10 km. Se confermato, sarebbe cento volte più grande di ʻOumuamua e dieci volte Borisov.

Ma il dato più affascinante riguarda l’età: le prime stime parlano di un’età compresa tra 3 e 11 miliardi di anni e per farla breve, questo corpo celeste potrebbe veramente essere più antico della nostra Terra e quasi coetaneo della galassia stessa.
3I/ATLAS: perché è una scoperta degna di un film
Il primo avvistamento è arrivato dal sistema ATLAS della NASA (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System), una rete di telescopi automatici che scrutano il cielo ogni notte alla ricerca di oggetti in movimento e uno di questi telescopi, situato in Cile, ha permesso il rilevamento iniziale; da lì è partita una corsa contro il tempo per confermare la natura interstellare dell’oggetto.

Curiosità: Aster Taylor era in vacanza alle Fiji quando ha ricevuto la notizia. Il tempo di chiudere la valigia ed era già immersa nel lavoro di verifica e studio dell’oggetto el o stesso vale per Seligman, che ha allertato i colleghi nel cuore della notte per puntare tutti i telescopi disponibili verso il nuovo visitatore.
E ora cosa succede?
Grazie a strumenti di osservazione avanzati e alla collaborazione tra università, osservatori e agenzie spaziali di tutto il mondo (tra cui anche il Politecnico di Milano), gli scienziati sperano di ottenere dati sempre più precisi su composizione, struttura, traiettoria e origine di 3I/ATLAS.
Ma c’è di più: secondo Taylor, grazie all’entrata in funzione del Vera C. Rubin Observatory, potremmo presto passare da tre a dieci o più oggetti interstellari scoperti. E a quel punto, potremmo iniziare a tracciare un vero e proprio profilo statistico dei viaggiatori cosmici.
“È un momento straordinario per l’astronomia”, commenta Taylor. “Queste scoperte ci aiutano a capire meglio non solo cosa c’è là fuori, ma anche come si è formata la nostra galassia.”