Un oggetto proveniente dallo spazio interstellare sta dividendo la comunità scientifica. Si chiama 3I/ATLAS, e da settimane mostra comportamenti che non rientrano nei modelli conosciuti. È una cometa, un relitto, o un oggetto artificiale?
Un’anomalia chiamata 3I/ATLAS

Tutto è iniziato con una serie di immagini catturate tra ottobre e novembre 2025 dal Lowell Discovery Telescope in Arizona. L’oggetto, distante circa una volta e mezza la distanza Terra-Sole, appare come una sfera luminosa e compatta, con una sottile chioma ma senza coda. Per una cometa passata vicino al Sole, questo è anomalo: ci si aspetterebbe una lunga scia di polveri spinte via dal vento solare.
Invece, ATLAS sembra pulita, stabile, quasi immobile. Eppure si muove con un’accelerazione che non si spiega solo con la gravità. La NASA l’ha definita “non gravitazionale”, una formula che significa semplicemente: qualcosa sta spingendo l’oggetto, ma non sappiamo cosa.
L’assenza della coda e il mistero dei getti

Il punto centrale è la mancanza di coda. Le foto mostrano un corpo compatto, mentre una cometa come la Lemon, fotografata due giorni prima con lo stesso strumento, presentava una coda visibile e luminosa.
ATLAS invece è silenziosa. Tuttavia, un team di astrofotografi Michael Jaer, Gerald Rean ed Ernesto Prosper ha registrato sette getti di materia, alcuni rivolti verso il Sole, contrariamente a ogni legge fisica nota. Normalmente il vento solare spinge gas e polveri in direzione opposta alla stella. Qui accade il contrario. Le cosiddette “anticode” sono rare e difficili da spiegare: potrebbero derivare da geometrie prospettiche o da getti localizzati, ma il fenomeno resta insolito.
L’ipotesi dei propulsori

È da questo dettaglio che nascono i titoli sensazionalistici. Alcuni media americani hanno suggerito che i getti possano essere propulsori artificiali in funzione, come se l’oggetto fosse controllato. Gli astronomi seri restano cauti: la spiegazione più probabile è un degassamento irregolare di sacche di ghiaccio.
Il radiotelescopio MeerKAT in Sudafrica ha infatti rilevato segnali radio coerenti con la presenza di radicali idrossilici, prodotti quando l’acqua viene scissa dalla luce solare. È un segno inequivocabile di attività cometaria, non di tecnologia.
Composizione chimica insolita

Un’analisi effettuata con il James Webb Telescope il 6 agosto mostra una composizione dominata dall’anidride carbonica (87%), con monossido di carbonio (9%) e pochissima acqua (4%). Nelle comete comuni, l’acqua è la componente principale: qui invece è quasi assente.
Un rapporto tra nichel e ferro anomalo, simile a quello di alcune leghe industriali, ha aggiunto ulteriore curiosità, anche se non esistono prove di materiali artificiali. La polarimetria mostra una riflettività bluastra e una luce polarizzata in modo inconsueto, caratteristiche che però possono derivare da grani metallici naturali o superfici vetrificate.
La traiettoria impossibile
3I/ATLAS segue un’orbita retrograda, opposta al moto dei pianeti ma quasi allineata al piano del Sistema solare. Durante il suo percorso ha sfiorato Marte, Venere e Giove con una precisione che alcuni definiscono “troppo perfetta”, prima di raggiungere il punto più vicino al Sole in un momento in cui non era visibile dalla Terra. Coincidenza o pianificazione? Gli astronomi tendono alla prima opzione.

Il segnale Wow e la coincidenza cosmica
L’aspetto più discusso è la direzione d’origine. 3I/ATLAS proviene dalla stessa regione di cielo da cui nel 1977 arrivò il celebre segnale Wow, captato dal radiotelescopio dell’Università dell’Ohio: un picco radio durato 72 secondi, mai più ripetuto. L’associazione è affascinante, ma casuale. Non ci sono legami verificabili tra il segnale e la traiettoria della cometa.
Il nuovo enigma: C/2025 V1 Borisov
Il 9 novembre 2025 l’astronomo Gennadi Borisov, già scopritore della cometa interstellare 2I/Borisov, ha individuato un nuovo corpo celeste, C/2025 V1 Borisov, definito “quasi interstellare”. Le prime analisi mostrano caratteristiche simili a 3I/ATLAS. Alcuni si chiedono se i due oggetti possano avere la stessa origine, ma per ora non ci sono dati che lo confermino.
Cometa o relitto?

La teoria più solida resta quella naturale. La superficie di ATLAS si scalda vicino al Sole e rilascia gas intrappolati da milioni di anni, come accade in una cometa antica. Ma il dibattito resta aperto perché l’oggetto non si comporta come nessun altro mai osservato.
L’idea che possa trattarsi di un reperto artificiale non è esclusa del tutto, ma non ha prove concrete. È plausibile che un manufatto abbandonato nello spazio interstellare per milioni di anni accumuli ghiacci e, avvicinandosi a una stella, sublimi come una cometa. Tuttavia, nessun segnale artificiale o struttura regolare è stata rilevata.
L’ultima parola alla scienza

Gli osservatori continueranno a monitorare 3I/ATLAS mentre si allontana dal Sole. Le prossime misurazioni spettroscopiche e radar determineranno se la spinta osservata è coerente con il degassamento o con un’altra forza sconosciuta.
Fino a oggi, tutto ciò che sappiamo indica che 3I/ATLAS si comporta come una cometa atipica, non come un veicolo controllato. Ma resta un simbolo del motivo per cui guardiamo il cielo: ricordarci quanto poco conosciamo.
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